My personal puzzle

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Iniziamo questo blog con un piccolo collage realizzato con ritagli di interviste fatte per il portale Vicenzalive…andate un po’ a vedere chi abbiamo incontrato in passato…

Cristina Donà – Maxlive (VI)- febbraio 2008
Ciao Cristina! Sono sincera, non ho mai visto un tuo concerto prima di questo, quindi sono curiosa.
Leggendo la tua biografia ho notato che prima di essere cantante hai lavorato comunque nel mondo dell’arte, teatro e in seguito anche un libro (“Appena sotto le nuvole“). Quanto è importante per la propria musica essere artista e non solo cantante?
Beh, è fondamentale! Diciamo che tra l’altro le mie canzoni e i miei testi sono ricchi di immagini, sono soprattutto basate su immagini, su delle metafore, sempre legate appunto alla visualizzazione delle cose più che a delle storie vere e proprie.. e quindi, secondo me, i miei trascorsi artistici legati al liceo artistico e all’Accademia di Brera, a tutto quello che ho fatto di figurativo legato anche alla decorazione e al teatro hanno influenzato molto il mio modo di descrivere la realtà anche attraverso le canzoni. Poi, questa mia capacità potrebbe diventare ancora più importante nel momento in cui magari, un giorno mi metterò a creare delle scenografie ..ancora non abbiamo una produzione sufficientemente ricca per farle però, ad esempio, anche il libro che hai citato è un capitolo che comprende una parte di Cristina che nei dischi ancora non è venuta fuori, cioè quella legata proprio al disegno: ci sono dei disegni miei, delle foto che ho fatto io..è il mio mondo! Io da piccola pensavo di fare la ballerina..alla cantante ci pensavo meno perché in Italia non è proprio normale pensare a fare i cantanti come per chi nasce in Inghilterra o negli Stati Uniti, dove invece è più comune. E poi mi piacevano anche l’arte e il disegno ..quelle erano le mie strade! Ho avuto la fortuna di avere dei genitori aperti e comprensivi .. la prima cosa che mi hanno chiesto quando ho cominciato a fare questo lavoro è stata: “Ma ti mettono anche in regola?” io ho risposto “No” e loro: ”Beh ..almeno dai, ti piace!”.

Herman Medrano – gennaio 2008
Una domanda un po’ cattiva: sai anche tu che farai fatica a diventar famoso, perché fai rap che non è di moda, e in dialetto veneto… Ma allora per chi lo fai?Se canti in dialetto veneto, uno di Pescara non ti capisce. Credi che comunque il tuo messaggio sia rivolto a tutti?

Se volessi arrivare alla fama in questa maniera non direi certo le cose come stanno e sarei molto più accomodante. Essendo un tipo testardo, faccio le cose come piacciono a me, senza dover rendere conto ai produttori discografici. E che dire allora di chi canta in napoletano e va in televisione, protetto dalla SIAE con un trattamento di favore (dicono che sia cultura però). Secondo te dovrei preoccuparmi che capiscano il mio messaggio? Chi se ne frega!

I Ministri – MEI  – novembre 2007
Il vostro cd “I soldi sono finiti” del 2006, in distribuzione con Venus ha avuto recensioni positive, Rockit, MusicBoom..
Il vostro sound è accattivante e particolare, passa da melodie tristi a cantati aggressivi, da cadenze sincopate a chitarre nervose, i testi in italiano sono diretti e senza fronzoli.
Come nascono le canzoni dei Ministri?
Guardandosi in giro, leggendo i giornali, facendo la spesa alla Lidl, fumando molto, discutendo di più, organizzando concerti abusivi, comprando generatori, chiedendosi di tutto se ne vale la pena, fumando molto, andando a pranzi filippini di battesimo, coltivando, andando in manifestazione, assistendo agli sgomberi, buttando i giornali.

Afterhours – Azzano Decimo (PN) – settembre 2007
Ciao Giorgio!Ballate per Piccole Iene può essere considerato un cd in cui tornate all’introspettività,alla passione, ai momenti di rabbia e inquietudine che tanto hanno caratterizzato canzoni come Germi e Male di Miele rispetto invece alle sensazioni che suscitano Quello che non c’è e Non è per sempre, dove invece avete cercato nuove soluzioni musicali.
Si può parlare di un ritorno all’essenzialità delle vostre sonorità?

Beh… il fatto che Ballate sia un ritorno all’essenzialità è abbastanza soggettivo! Diciamo che, dal punto di vista musicale, forse c’è una maggior semplicità, anche dal punto di vista degli arrangiamenti che sono sicuramente più scarni rispetto a Quello che non c’è. Questo è dovuto essenzialmente al fatto che Quello che non c’è è stato un album di svolta, il primo disco dopo l’abbandono di Xabier Iriondo, per cui è stato un disco in cui ognuno ha allargato il proprio raggio d’azione, probabilmente lavorando più sugli arrangiamenti.
Il prossimo disco non c’entra niente con Ballate per piccole Iene e non c’entra nemmeno con cose precedenti..perché ogni disco cerca di essere un’evoluzione, cerchiamo di fare qualcosa di diverso proprio perché è un nuovo disco! E non sarebbe stimolante non fare così!
Diciamo che forse, in questa situazione, il cambiamento è stato più facile, non abbiamo dovuto prendere un le misure e dire “andiamo in questa direzione”. L’atmosfera si è creata da sola e sono uscite subito delle cose, dal nulla, completamente diverse dalle sonorità di Quello che Non c’è e Ballate per Piccole Iene…molto diverse..molto più aggressive e veloci, più chiare, meno scure.

The Blue Van (Copenhagen) – New Age – marzo 2007
Vi ho visti due volte, in gennaio a Verona e in Marzo a Roncade con i Jet. Durante i vostri concerti sembra di assaporare un’altra atmosfera, respirare i ’60 e i ’70, forse per i suoni dell’Hammond di Søren,per la voce di Steffen o per il ritmo di Allan e Per. I vostri show sembrano uragani, in cui sprigionate tutta la vostra energia, in un modo tale per cui le persone possono solo ballare e cantare! Da dove arriva questa forza?
Semplicemente deriva da noi gruppo sul palco, e non c’è niente di più facile!Possiamo trascorrere il pomeriggio nel backstage, senza avere voglia di suonare.Ma quando arriva il momento e siamo sul palco non c’è modo di tornare indietro e non c’è una via di fuga facile. Allora diamo il massimo, ci divertiamo e viviamo il nostro concerto. E ci sfamiamo dell’energia delle schiere di persone, più si spingono più ci spingiamo!

Home – febbraio 2007
Penso che il nome di un gruppo sia fondamentale al fine di trasmettere la musica alle persone.
Da dove nasce l’idea per il vostro nome? In che modo è legato alla vostra idea musicale?
Il nome Home nasce circa tre anni fa; a quel tempo suonavamo in taverna da Michele, il nostro chitarrista, e non potendo fare tanto casino, si provava con strumenti acustici. Ci piaceva NAM (New Acoustic Movement) per un genere che racchiudeva i Kings of convenience, i Turin Brakes… era proprio di questi gruppi che eseguivamo le canzoni. Cercavamo un nome che rispecchiasse l’intimità che in quelle serate c’era tra di noi, che rivelasse l’alchimia che ancora sentiamo ed ecco arrivare Home. Ora che il nostro sound è diverso, molto più elettrico, il concetto di Home non è cambiato. Quando stiamo tra di noi, provando tre volte a settimana e passando i week-end insieme, ci sentiamo a casa.

Per VicenzaliveBox anche: Il Teatro degli Orrori, Marta sui Tubi..
Per UnoTV: Carnera FM, Cinema Bianchini, Sarah Schuster, Casa, Ojm..

0 thoughts on “My personal puzzle”

  1. pinozia says:

    Eccellente!

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