Nova sperimentazione – Nova sui Prati Notturni

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Questa settimana vi presentiamo i Nova sui Prati Notturni, gruppo strumentale post-rock di Vicenza, con un disco appena uscito  “L’ultimo giorno era ieri”.
Se pensate che Vicenza non sia luogo di sperimentazione,..forse è il caso di leggere i consigli di chi ha una lunga esperienza sul campo, Massimo Fontana, il chitarrista.

1) I componenti dei Nova sui Prati Notturni non sono nuovi al panorama musicale vicentino (ex Eroma e altre collaborazioni). Basate le vostre canzoni su un approccio non convenzionale, vi ispirate alle rilevazioni ambientali e contaminate il tutto con session improvvisate. Potenzialmente, ogni prova potrebbe essere un concerto e viceversa?
Un esempio di rilevazioni ambientali è il brano “Dodiciminutieundicisecondi”, sono improvvisazioni per chitarre, basso e batteria che si rifanno alla musica ambient degli anni Settanta e a gruppi come Harmonia (ma non c’è elettronica). Ad ogni attacco, se la direzione è questa, una performance sonora.

2) Nei vostri live abbinate contenuti video alle performance musicali. E’ un’esigenza espressiva o nasce dal desiderio di voler fornire dei significati in più?
La musica significa, basta e avanza a se stessa, ma sono possibili convivenze.
Altro discorso è per lavori come “Le soleil quitte ces bords”, che è un’opera rock e dunque prevede che suoni, immagini e parole seguano un percorso narrativo definito, intrecciandosi.

3) Parlateci del vostro nuovo disco “L’ultimo giorno era ieri”. A chi non lo consigliereste?
La musica dell’album nasce dall’idea di cristallizzare un momento del nostro flusso sonoro, dunque il grado di emersione dal brodo primordiale di sferragliamenti chitarristici è quello che puoi ascoltare nel cd.
C’è uno sviluppo narrativo dalla prima all’ultima nota. Molto rock strumentale. Abbiamo una “elaborazione eccitante e dissacratoria di Signore delle cime” (parole di Bepi de Marzi); un testo in lingua albanese (86); cronache oniriche (Percorsi astrali e Oggi, che testimonia del genio femminile di Federica Gonzato); un testo di Aldo Palazzeschi ripreso da Gianfranco Trappolin; poi la chitarra di Giulio Pastorello che riesce a prendere slancio anche laddove parrebbe impossibile.

4) Vi sentite più vicini al folk tipo Eugenio Bennato, ai Tortoise visto che fate anche post-rock
oppure a Francesco di Giacomo data l’anima prog?
Come disse una volta Lee Ranaldo: “Il blues lagnoso della borghesia”.

5) Dove volete arrivare, se avete un obiettivo? E da cosa si capisce che quello che fate è di qualità?
Un’altra opera rock, dopo Le soleil quitte ces bords e un album rock’n’roll.
Per quel che riguarda la seconda, se ci piace va bene.

6) Chi sono i vostri maestri, da chi prendete ispirazione?
Sonic Youth, Syd Barrett, Typhoid Mary, Harmonia, P.G.R, Crodaioli, Yo la Tengo, Gi Gasparin, Brian Eno, Cluster, Windy & Carl, Lucio Battisti, Casa, Portishead.
Molti di questi non riusciamo ad evocarli nemmeno per tre secondi, ma ci sono.

7) Le vostre canzoni non hanno un riff figo, non si urla, non si mette il vostro disco in una discoteca rock e i migliori dj non vi conoscono. Quindi qual’è il senso della vostra musica?
Nemmeno io conosco i migliori dj (e nemmeno i peggiori, se è per questo).
Riff belli ce ne sono, dalla chitarra di Giulio, fighi non so, si urla pure (il brano “86”).
Come dicevo prima, per come la vedo io la musica raggiunge il proprio apice quando basta a se stessa. Se t’intrattiene portandoti via per qualche minuto raggiunge il suo scopo, se ti fa riflettere sulla condizione degli immigrati, per dire, va bene lo stesso, ma è una giustificazione come un’altra. Puoi interrogarti su quei cinque minuti di suoni articolati e azzardare versioni e suggestioni di senso, ma sarebbe una divagazione creativa. Non credo nemmeno all’effetto terapeutico della musica, penso piuttosto che la terapia sia un buon pretesto per produrre suoni articolandoli e che gli influssi terapeutici eventuali sarebbero effetti collaterali.

8) Questo disco sembra immerso in una bolla, tutto mi appare come in un grande sogno, compresa la tipa che vede i fiori secchi (è la mia canzone preferita, ndr): musica da circostanza vi può piacere come termine?
O contestuale. Se mi dicessi che siamo umorali ti direi di no. Il fatto è che un certo grado di indeterminazione ci permette d’interagire con il contesto in cui siamo, entro certi ragionevoli limiti (siamo persone, non cespugli o sedie). Ed è il contrario dell’approccio schematico-concettuale, per il quale ti tocca sempre il compito di fare a pugni con il luogo e le contingenze per imporre la tua lezione al mondo, ovunque sei.
Nel dettaglio, la circostanza dei fiori secchi di Federica si riferisce ad un sogno, la circostanza del sogno è la più presente in “L’ultimo giorno era ieri” e non per scelta, è così e basta.

9) A Vicenza hanno ormai chiuso quasi tutti i locali dove si poteva suonare / ascoltare musica live. Quali sono le vostre speranze, dubbi, perplessità sul panorama musicale vicentino?
Delle scuole di musica so poco e non sono contrario alle cover band (anything goes), ma mi chiedo se locali che organizzano contest che nemmeno un ventenne in subbuglio ormonale apprezzerebbe per il livello di noncuranza e parate jazzy per cadaveri deambulanti con spruzzate di lounge da “non sporchiamoci le mani” meritino di rimanere aperti nonostante esprimano ciò che valgono.
Se posso permettermi, una domanda più fruttuosa sarebbe: “Sappiamo di avere musicisti come Gi Gasparin e gruppi come i Casa a Vicenza?”

Grazie ai Nova sui Prati Notturni..e speriamo di vederci presto!! Magari a Questa Non E’ Arte 2012..e a buon intenditore, poche parole!

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Video concerto Spazio Nadir
Recensione Rockon “L’ultimo giorno era ieri”
Recensione Rockshock “L’ultimo giorno era ieri”

0 thoughts on “Nova sperimentazione – Nova sui Prati Notturni”

  1. Questa Non E' Arte says:
  2. amossim nofanat says:

    “Non le piace sentir musica?”. “Non a comando” rispose Settembrini. “Non secondo il calendario della settimana. Non mi piace quando puzza di farmacia e mi viene assegnata dall’alto per ragioni sanitarie”.
    La montagna incantata, Thomas Mann.

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