Non siamo giapponesi, solo primaverili – Haru No Kaze

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Denis Forciniti, Omar Licani e Giuseppe Pino Caterino sono i componenti degli Haru No Kaze. No, non si tratta di cultura giapponese o sushi, ma di un gruppo tutto vicentino che propone la loro musica originale prendendo ispirazione dai Negazione, CCCP, Santo Niente, Fluxus e la personalizzano con l’aiuto di video creati ed adattati ai significati, grazie al contributo di Filippo Leoni.
Una vera contaminazione di stili e di sensazioni per chi ha la possibilità di assistere alle loro performance.
Ed un trio a cui noi teniamo particolarmente, visto che la loro prima data è avvenuta proprio a Questa Non E’ Arte 2011.

1. Chi siete e cosa significa Haru No Kaze? Perchè avete scelto questo nome?
Siamo tre persone che un bel giorno hanno preso in mano gli strumenti ed hanno deciso di strimpellarli alla meno peggio. Pino e Denis si conoscevano da una decina d’anni per scambi di palco con i vari gruppi avuti nel tempo e da un po’ parlavano di formare un gruppo che sposasse musica e concetti diretti in modo aggressivo e possibilmente non banale (inizialmente la linea guida erano i Negazione!). Omar è amico di ancor più lunga data di Denis, e così è nato tutto l’ambaradan. Ci siamo piaciuti subito e si è creato immediatamente un buon feeling, benché si venga da ascolti anche parecchio diversi.
Per l’altra parte della domanda, Haru no Kaze significa Vento di Primavera in giapponese. Vento di Primavera agglomera quello che voleva essere il progetto: un risveglio da quella specie di letargo che ogni tanto ci assale, un profumo di aria buona che ti scuote, volente o nolente, e che deve partire sempre e solo dall’ego. Il Vento di Primavera ci è sembrato il concetto giusto per noi, ci è voluto un po’ a trovarlo in realtà, e casualmente ne ho scoperta la traduzione nipponica… Ci è piaciuto il suono ed il fatto che il Vento deve e può venire da fuori, da lontano (si iniziava, tra l’altro, a parlare di Fukushima): cause esterne che scoprono le tue carni vive, reazioni pertanto immediate. Scelto il nome, abbiamo scoperto poco dopo che da anni esiste un festival sul Giappone, a Vicenza, con lo stesso nome, dal quale siamo peraltro stati contattati. Potrebbe esserci restato in testa da una precedente edizione, o chi lo sa, ad ogni modo le entità sono ben distinte ma non per questo necessariamente distanti.

2. La vostra line-up è composta anche da un non musicista. Cosa fa costui? Perchè è così importante per voi?
Filippo “Pippo” Leoni è l’Haru silente, un’entità che si manifesta non solo come VJ, ma anche come fondamentale personalità sul palco. Pippo concretizza la sua visione di ciò che suoniamo, rendendola cristallina agli occhi di chi ci vede: ognuno di noi quando ascolta musica si crea un’immagine mentale, noi, con Pippo, ne condividiamo una soggettiva. Per questo non si può parlare di semplici immagini trasmesse durante un live, ma di un vero e proprio strumento non musicale che viene “suonato” dal vivo (dal momento che non sono – almeno non solo –  video bensì mash-up creati al momento). Questo può implementare la funzione di musiche e testi come anche metterli in discussione sotto altri punti di vista, creando, perché no, punti d’incontro/scontro col pubblico. Meglio ancora se poi riusciamo a dialogarne con qualcuno a fine concerto, significa aver smosso qualcosa, anche e soprattutto se su punti di vista differenti.

3. Definite il vostro genere rock arrogante…oggi tutto deve avere per forza una definizione. Era così importante una definizione?
Non per forza. Anzi, il più delle volte, quando rispondiamo con “rock arrogante” alla domanda “cosa suonate”, ci viene ulteriormente chiesto “e cioè?”. A quel punto tendenzialmente viene fuori un bel “boh!” Che genere facciamo? Boh! Diccelo tu! Rock alternativo? Rock italiano? Post rock? Abbiamo scelto un parametro non musicale per intendere qualcosa che non “siamo” ma che “possiamo essere”. Dunque, per rispondere alla tua domanda, no, non è fondamentale, anzi, ma era un termine che rendeva l’idea concettuale di quello che ci piace vedere e fare su un palco. Venite a vederci, capirete.

4. Fateci capire la scena underground vicentina. Esiste la cooperazione tra le band? E l’amicizia?
La nostra speranza è che esista. E per quanto poco stiamo cercando, nel nostro piccolo, di “fare rete” con gruppi amici (spesso conosciuti sul palco) nel senso di condividere date, creare eventi, unire più sfaccettature della propria espressione artistica (anche in campo extra-musicale). C’è però anche tanta diffidenza e tendenza a farsi i cazzi propri, o chi peggio ancora si fa la guerra, quando invece, col numero di gruppi anche di qualità di cui è fornita la provincia di Vicenza, potremmo fare davvero grandi cose. Noi vogliamo provarci, speriamo si “smollino” anche altre persone.

5. La vostra bacheca è sempre molto ricca di date, non è che siete paraculati?…non dai scherzo. Cosa vuol dire per voi, salire su un palco e suonare?
Gran parte del merito va a Denis, inesauribile fonte di date e locali nei quali suonare! Al di là di tutto, ci si propone senza tanta puzza sotto al naso, ed in qualche maniera si trovano le occasioni in cui suonare, che non è facilissimo in un periodo storico in cui nella tua città vanno solo contest e tribute band. Non per niente suoniamo soprattutto in provincia, escludendo i vari contest o i pochi locali in cui si respira aria diversa. La dimensione live, per noi ma crediamo valga per quasi tutti quelli che hanno la nostra stessa passione, è il massimo cui ambire, è il motivo per cui ci troviamo quelle due o più volte a settimana a sudare in una sala prove; “darci dentro” per esprimerci e dire ciò che pensiamo valga comunicato, allo stesso tempo confrontarci con chi ci vede ed ascolta. Se no tanto vale.

6. Avete qualcuno in particolare da ringraziare?
Ascoltandoci si dovrebbe intuire.

7. Se doveste costruirvi uno strumento, quale sarebbe? E sareste in grado di suonarlo ad un vostro concerto?
Sarebbe bello  far diventare il pubblico uno strumento cui dare fiato. Quindi venite ai nostri concerti, soffieremo su di voi.

8. Domanda bruciapelo: oggi un gruppo in Italia può vivere di sola musica?
C’è chi lo fa, e li invidiamo con ardore.

9. I vostri testi parlano di tematiche socialmente impegnate. Sono solo parole?
Non è corretto dire che parlano di tematiche sociali, quanto più di contesti sociali. Fondamentalmente nei nostri testi puoi ravvisare sensazioni, introspezioni vissute all’ombra di uno strato sociale che forma una base inevitabile cui scontrarsi. Sono le sensazioni di chi vive alla luce di fatti più o meno significativi. Il protagonista delle parole è quasi sempre un “io” vittima delle frustrazioni portate dalle sue azioni, dal suo tempo, dal condizionamento dei fattori sociali, quello si. Del resto non potremmo parlare d’altro. Come si fa? Veniamo dal berlusconismo e ne porteremo i segni per un bel po’, ci stanno annichilendo con spread, crisi, tutti i fattori che fanno vivere sul chi va là, senti parlare di imprenditori e lavoratori suicidi, di cassa integrazione, di scontri, di governi tecnici, di cosa vogliamo parlare? Noi descriviamo quello che succede per come lo si vede e sente, con gli occhi di chi lo subisce, non ci mettiamo su nessun pulpito, piuttosto comunichiamo cosa pensiamo di quello che ci accade intorno senza tanti giri di parole.
Ovviamente diventa chiaro capire, se non cosa ci piace, cosa non ci piace, e a quel punto non ci facciamo troppi problemi a condividerlo.
Questo per le tematiche. Per il solo parole, cerchiamo di far si che non sia così. Un esempio su tutti, Denis sta creando qualcosa di concreto dando vita, con degli amici, ad un’associazione che si chiama “Un mattone per il Burkina Faso”. L’obiettivo è di aiutare le famiglie a pagare la retta della scuola primaria per i bambini, circa 500. Pensa che la retta è di 10 euro, comprensiva di mensa e materiale scolastico, costo per noi irrisorio, se pensiamo che comprende anche il cibo in uno dei paesi più poveri del mondo. Noi ingrassiamo e loro si nutrono della nostra opulenza, no? Il problema è che dobbiamo fare le cose nel nostro piccolo, senza stare a guardare o a chiederci “e adesso?”. L’associazione di Denis nasce da tre persone, mica da un movimento politico o da una banca.


10. Gran finale. Tra i progetti futuri ci aspettiamo un cd. Avete già un titolo in testa?
Ni.

11. Gli Haru no Kaze in una parola.
 “Bellissimi”. O “il miglior gruppo del mondo”. O “più famosi di Gesù”.


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