Il mio giro giusto? Non l'ho ancora trovato! Bugo

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Siamo riusciti ad incontrare Cristiano Bugatti, in arte Bugo, prima della sua esibizione di inizio giugno a Schio, al R.E.A.L. Festival
Bugo è un’ artista particolare per il panorama italiano, soprattutto per la sua capacità di sperimentare con forme e contenuti mai banali, rinnovando sempre il suo stile: Onda Rock lo definisce come narratore di storie di “quotidiana alienazione metropolitana”.
Noi ci siamo limitati a parlare di musica, di arte e dell’ultimo disco “Nuovi rimedi contro la miopia” (Universal, 2011)

1. La tua vita da musicista (professionista) è iniziata relativamente tardi.Se ripensi al Bugo esordiente, quale ricordo ti fa più sorridere?
Io ho iniziato come musicista nel ’94, ho  formato un gruppo che si chiamava Quaxo che è durato un paio d’anni dove scrivevo tutte le canzoni..In realtà avevo paura ad uscire con il mio nome. Nel 1996 l’ho sciolto perché non sopportavo le dinamiche del gruppo, mi reputo troppo decisionale ed ammetto di aver avuto in mano tutto io. Per i primi 2-3 anni avevo comunque vergogna a presentarmi come Bugo, e quindi, ogni sera mi presentavo ad un concerto con un nome diverso, tanto nessuno mi conosceva, ed ogni sera inventavo un nome. Era quello che avevo bisogno di fare.


2. Non riesco ad identificarti con un genere poiché ogni disco è particolare e diverso dal precedente. Continue sperimentazioni o una mancanza di personalizzazione?
Beh, innanzitutto.. per fortuna che ogni disco è diverso!
Poi, in effetti, è vero quello che dici! Ci sono alcuni artisti che adoro, come Vinicio Capossela, che seguono un loro filone, una linea retta. La mia è sinuosa..forse sono più schizofrenico di lui. Non so se i due approcci siano giusti o sbagliati, ma io mi trovo bene così, mi sento molto a mio agio. Sono più sano, più vigile quando parlo con gli altri, non riesco a ripetermi. Poi è chiaro che è sempre la mia voce, che le tematiche sono sempre mie, ma il fatto di non avere similarità mi piace molto.
Credo che per giudicare quello che faccio ci voglia del tempo e magari tra un po’ di anni, con tutti i dischi, uno si potrà fare un’idea di quello che sto facendo. Forse sto costruendo un percorso.

3. In alcune canzoni di “Nuovi Rimedi per la Miopia” sembra esserci una critica verso abitudini occidentali, come “Non ho tempo”, “E ora respiro”. Sembri dire “Toc, toc ragazzi, vi state rendendo conto di quello che vi succede?”. Quanto contano le differenze con la cultura asiatica?
Be, a dire la verità, questo album è stato composto, scritto e consegnato prima dell’India quindi le differenze che inevitabilmente ci sono, non sono state evidenziate.
Vivo in Asia da due anni e la vita là è molto diversa, anche se ci sono cose simili dato che la globalizzazione è arrivata dovunque. E comunque non penso che la globalizzazione sia necessariamente un male.
Nel prossimo album credo si potrà sentire meglio questa mia influenza, questo album è, a dire la verità, troppo occidentale.
I miei testi sono poi un misto tra una critica sociale, una riflessione filosofica/personale che permette di porsi delle domande, anzi, bene che tu te la sia posta, io mi sento felice se ti fai molte domande dopo aver ascoltato le mie canzoni. E credo “Non ho tempo” ne faccia porre molte.

4. Come nascono quindi i tuoi testi? Ad esempio “Il giro giusto” è incredibile.
Molte mie canzoni nascono prima dai testi ed alcuni sono anche una critica verso me stesso. Ad esempio, io sono il primo che vuole conoscere altri giri..ma poi, il mio che giro è? Non lo so.
Le mie canzoni sono completamente interpretabili. Ho scritto “Il giro giusto” nel 2007 per andare a Sanremo e mi sembrava divertente enfatizzare questo atteggiamento ossessivo che abbiamo tutti (o quasi) di voler cercare il giro giusto. E qual è il giuro giusto per un musicista in Italia? Sanremo. Così ho scritto il testo apposta. Poi, per vari motivi, la canzone non è stata presa.
Secondo me Sanremo è affascinante..è talmente fuori dal mondo!
Poi ovviamente c’è anche la critica sociale, i social network.. credo che la condivisione sia una delle finte felicità che ci hanno creato.  La felicità non è la condivisione di un documento con te, non è internet, per me è un’altra cosa.
“Non ho tempo” è sulla falsa riga di “Il giro giusto”, è una canzone di critica ma al tempo stesso divertente, forse è più severa. C’è anche il tema amoroso poiché dico “non ho tempo per stare con te amore mio..” oppure “stare in casa è come stare in una caserma” e, secondo me, è un testo molto duro. Questa frenesia che a volte mi porta a domandarmi cos’è la cosa più importante, cosa bisogna selezionare. A volte mi chiedo anche  “se ho qualcosa di più importante”. Però non dico cos’è, penso infatti che ognuno debba cercare e trovare quella cosa che ritiene essere più importante.
In questo disco a volte mi accusano che voglio dire agli altri quali sono i rimedi, ma io non voglio dire niente, gli altri devo trovarsi la loro vita, io non voglio insegnare niente a nessuno.

5. In altre canzoni dell’album, come in “Ed ora respiro” sembra esserci un messaggio di rivalsa, per reagire ed affrontare le difficoltà. Anche “Salita” mi trasmette una sensazione positiva, rispetto alle persone che scendono. Una voglia di reagire alle difficoltà? La voglia di mettersi in gioco sempre e comunque?
Sì, è così, è esattamente così. Infatti sono due canzoni molto dirette dove il messaggio arriva subito.
“E ora respiro” è proprio : e ora respiro. Anche fare un disco sempre diverso dall’altro è un modo per respirare, per uscire dalla mia gabbia. Io sono uno che si crea molte gabbie mentali, così come tante altre persone. E la canzone è un urlo di gioia..il nananana è un urlo da stadio, da battaglia, come per la cavalleria quando parte. Uno dei miei progetti è fare un video con una cavalleria che urla “nanananana…”

Anche “Salita” è positiva ma è un po’ più drammatica come testo. E’ la musica che è molto attiva, ti dà l’idea di uno che fa fatica ma che comunque vuole continuare. Con tutt’altra musica la canzone sarebbe stata percepita in modo più drammatico. ”Una gran fatica, ogni giorno devo vivere, rimanere concentrato, non perdere occasioni..”. Mai rilassato, no? Però è così, e spesso è così anche per me. Continuo ma faccio fatica ad andare avanti, vengo spesso criticato, non vengo apprezzato perché faccio delle cose diverse, è molto faticoso per me.

6. Come l’intervista che hai fatto al giornalista di Rockit?
In questa intervista c’è  stato un errore di comprensione: io non volevo chiedere al giornalista perché gli faceva schifo il mio album. Anzi, grazie, così posso chiarire la cosa. Nell’intervista hanno pubblicato delle foto dove io scazzotto il giornalista, ed invece no.
Nella mia intervista io ero curioso, da artista, di sapere come fa  un giornalista a giudicare un disco. E, secondo me, era molto più divertente, fare un’intervista ad un giornalista che aveva stroncato un tuo disco rispetto ad uno che lo esalta. Però, con quelle foto, non credo sia passato il giusto messaggio.

7. Bugo non è semplicemente un musicista, ma un artista che si occupa anche di pittura, performance ed hai anche partecipato ad un film come attore. Quanto credi sia importante la possibilità di mescolare stili differenti, prendendo spunto da mondi apparentemente molto diversi tra loro?
Io non mi ritengo un artista eclettico e non voglio mischiare: sono sempre io che uso una diversa pistola. Per la musica maneggio un fucile, per il cinema una pistola ad acqua e per l’arte una beretta. Uso diverse armi per sopravvivere e sparare le mie cartucce. Quindi potrei anche smettere di fare il musicista e fare un’altra cosa..vivo per esprimermi. L’ho fatto per tanti anni con la musica, da un po’ di tempo lo faccio con l’arte, ho fatto un film, ma non mi ritengo un attore, ecco perché la pistola ad acqua. Nel film non parlo neanche!
Posso usare diverse modalità per dire cose diverse di me stesso.

Bugo tra 20 anni?
Il più grande attore italiano! No, dai, adesso si scherza, ma sai che il regista mi ha detto che sono molto bravo?

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Recensione  “Nuovi Rimedi per La Miopia”

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