Gli ingredienti fondamentali? Grinta, convinzione e tanta passione – Paola Maugeri

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Paola Maugeri a Thiene, ospite di Story Corner.
Vi ricordate quella donna, capelli blu, Videomusic, Night Express, anni ’90?

Ecco, la Paola di oggi è un po’ diversa da allora. La grinta e la determinazione sono le stesse che la spingono oggi,  dopo circa mille interviste musicali, ad allontanarsi un po’ dal suo lavoro musicale per portare avanti una nuova battaglia. Che ha raccontato nel suo libro “Una vita ad impatto zero”.
Un piccolo riassunto della serata organizzata dall’Associazione Yourban e dal Comune di Thiene nella fantastica location del giardino della biblioteca comunale di Thiene.

Storia di una vita poco ordinaria.
Di una bambina cresciuta a Catania negli anni ’80: quasi come Seattle. Potevi incontravi Steve Albini, il primo produttore dei Nirvana nei chioschi in città. “Per quanto Catania fosse pericolosa, ascoltavamo la vera musica alternative nelle discoteche. A 14 anni ho inoltre collaborato con il Jazz Festival siciliano (Sicilian Summer Jazz Festival, ndr), durante il quale ho incontrato i più famosi musicisti del mondo. Ed io che parlavo bene l’inglese, ho tanto pregato gli organizzatori perché mi lasciassero portare l’acqua a questi giganti.. effettivamente la mia cultura musicale è iniziata lì. Mio padre era appassionato di jazz e mi ha sempre fatto ascoltare moltissimo”.
A Milano non la presero alla scuola di giornalismo, e quando era quasi sulla via di casa, sconfitta, con una grande voglia di scappare da una città che le stava stretta, un incontro fortuito la fece tornare sui suoi passi. “Alla fermata dell’autobus incontrai un ragazzo che avevo conosciuto in montagna qualche anno prima, e, parlando, mi disse che lui era un discografico e che a Videomusic facevano dei provini. All’inizio non ero molto convinta ma ci andai. I provini erano finiti ma insistetti così tanto che li convinsi. Ed il giorno dopo, a Catania, arrivò la telefonata, dove mi diedero la bella notizia: ero ingaggiata, ovviamente gratis, ma non mi interessava. Ed iniziò Videomusic. A quell’epoca non ero proprio carina e il mio accento catanese era osceno, così mi diedero un programma dove dovevo parlare solo in inglese e mi dissero –Non ti preoccupare, non andrai in video-. Beh, era pur sempre un inizio!”
Videomusic, allora (stiamo parlando degli anni ’80), era una delle reti musicali fondamentali in Italia, che ha permesso di definire e diffondere l’idea della musica come cultura. La musica, allora, non era solo un intrattenimento, come adesso.

Night Express, primi anni ’90. Poi uno dei volti di punta di MTV. “Le cose negli ultimi 15 anni sono molto peggiorate. Segnali di fumo, Night Express erano programmi dove si faceva suonare James Taylor in duetto con Elio e le Storie Tese, i direttori di rete erano persone lungimiranti ..era un tempo diverso! I ragazzi di 14 anni sono il pubblico che più ascolta il mio programma su Virgin Radio (Music History, ndr), sintomo che sono pochissimi i modi con cui i ragazzi possono entrare in contatto con la musica del passato, con la storia. Credo inoltre, che la digitalizzazione abbia tolto tutto il vero significato della musica. Si è persa completamente la propensione all’ascolto. Si ascoltano solo i singoli. MTV oggi fa cose agghiaccianti, forse, l’unica fortuna che alcuni di loro possono avere è avere un genitore o un fratello più grande che gli può dare un’esperienza del passato”.

Qual è il nostro problema? La mancanza di una cultura musicale? No, non credo. Come tutte le passioni, ognuno ha la possibilità di leggere, studiare, informarsi. “Oggi tutto è one shot. Nella storia della musica non sarebbe successo niente di buono se i musicisti non avessero avuto il tempo di crescere..Il primo disco non è il disco che consacra il gruppo. È il disco che permette al gruppo di rendersi interessante. I dischi più famosi, quelli che entrano nelle menti di tutti sono quelli successivi. Gli album che compongono la storia della musica, le pietre miliari del rock non sono “il primo disco”. Ed è così perché il successo non è un mestiere. Se quello che fai, lo fai con passione e sei fortunato, arriva anche quello. Ma nessuno dei grandi gruppi del passato voleva avere successo. I Coldplay non volevano diventare i Coldplay, nemmeno gli U2 potevano immaginare di diventare come gli U2. I ragazzi devono suonare per la gioia di suonare non per la fama..altrimenti se non la leghi ad una passione, non dura niente. La mentalità del mordi e fuggi, del disco one shot, del successo immediato sono da scoraggiare perché non ti portano da nessuna parte. Sei qualcuno oggi, ma tra un’ora chi si ricorderà ancora di te? Secondo me la scena musicale underground italiana non c’è, io ricevo una marea di dischi da ascoltare, dove salvo pochissimo. Non sembra ci sia ancora passione come invece avevano i grandi gruppi del passato, loro sì che volevano cambiare il mondo con la loro musica. Oggi nessuno ha più quell’idea”.

Parliamo delle interviste ora. Delle 1.000, forse 1.200 interviste che hai fatto nella tua carriera, forse anche di più visto che hai smesso di contarle. “Quella da cui mi aspettavo tantissimo era Bob Gendolf. Avrei voluto intervistare Prince ma non rilascia interviste da 15 anni. L’intervista agli U2 è quella che più mi ha cambiato. E’ stato un momento magico, ero molto preparata e quello che più mi è rimasto dentro è stata la pacatezza con cui Bono, davanti a manager e cameramen, mi raccontava della morte dei suoi genitori, delle sue emozioni, si era creata un’intesa così forte che sembravamo essere amici di lunga data.

Impatto zero a Milano. La tua vita a impatto zero. Da molto tempo Paola Maugeri è vegana e porta avanti il suo impegno per promuovere scelte consapevoli dal punto vista alimentare e per creare consapevolezza sullo sfruttamento degli animali, una della maggiori cause del surriscaldamento del clima e dell’inquinamento dell’atmosfera. E’ stata a Copenaghen all’ultimo vertice sull’ambiente come ambasciatrice italiana ed è stata portavoce per MTV della campagna della Nazioni Unite “No Excuse”. “Le scelte a livello collettivo c’entrano ma ho scoperto che le scelte fatte a livello del singolo fanno la differenza. Così come fanno gli scandinavi, ho voluto metterci del mio ed impegnarmi in prima persona. Questo è l’impegno, è l’azione di oggi. Vorrei che diventassimo dei consumatori consapevoli. Ormai, siamo diventati degli intermediari, non siamo più dei consumatori. Non sappiamo dove prendiamo le cose e non sappiamo dove vanno a finire “.

Ed infine, dov’è la crisi? Cos’è la crisi? È solo una scusa? “Per me non c’è crisi. Mia nonna di centun’anni mi diceva: mai nessuno mi ha incoraggiato ad inseguire i miei sogni. Ogni volta che volevo fare qualcosa, per ogni cosa che volevo fare, si diceva che c’era crisi. Negli ultimi cent’anni c’è sempre stata crisi: all’inizio del ‘900, poi la prima guerra mondiale, poi il New Deal, poi il fascismo.. Forse è solo una scusa perché si ha paura dei propri sogni. Dobbiamo pensare a questa crisi come ad un’opportunità, dobbiamo rallentare e pensare a chi siamo. Noi dobbiamo riappropriarci del nostro senso di critica e pensare ogni giorno, accendiamo il cervello, cerchiamo il necessario, lasciamo perdere il superfluo che non ci permette più di ascoltarci. E questo momento arriva sempre nella mente di tutti. Dobbiamo riappropriarci di noi stessi, del nostro modo di pensare, io non sono Paola, io mi chiamo Paola, noi siamo molto di più del ruolo che abbiamo. Dobbiamo coltivare noi stessi. Dobbiamo continuare a credere nei nostri sogni.”

E concludo con una frase che mi è rimasta dentro. Non è di Paola Maugeri ma di Gandhi. “La forza non deriva dalle capacità fisiche ma da una volontà indomita”.

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