Attenti al contagio! Anima Caribe

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E’ arrivata l’estate, Vicenza pullula di feste rock, c’è voglia di ballare e di divertirsi! E siccome non sembra vera estate se non c’è un po’ di reagge, Diego Pillon vi aiuta a vivere e scoprire il significato di questa musica attraverso le parole del cantante/chitarrista degli Anima Caribe, Claudio Lobo.

1. Anima Caribe prendono forma grazie ad una grande passione per la musica reggae. Eppure, non è un genere che in Italia si ascolta da piccoli o che fa parte della nostra cultura..
A dire il vero, in Italia c’è sempre stata una realtà reggae molto forte: dopo il seme piantato da Marley nella mitica estate del 1980 a Milano, la pianta è cresciuta sana e robusta!
Da quel giorno sono nate tantissime realtà reggae italiane e molte hanno resistito fino ai giorni nostri: gli
Africa Unite
, portavoce del reggae italiano nel mondo, quest’anno compiono i 30 anni di carriera, Alborosie (italiano, nonchè ex frontman dei Reggae National Tickets) sta portando il reggae in ogni angolo del globo con i suoi tour mondiali, abbiamo tra i migliori Sound System d’Europa, siamo la patria natale del più grande festival reggae del mondo, il Rototom Sunsplash, oggi, ahimè, esiliato in Spagna! Anche dal punto di vista degli eventi, festival e concerti live stiamo assistendo ad una forte crescita: fino a 4 anni fa era difficilissimo per noi suonare dal vivo, poi finalmente l’interesse è cresciuto, gli appassionati sono diventati tantissimi, e così anche le possibilità di suonare ed esibirsi! Ovviamente anche qui a Vicenza, dove,  grazie alla crew dei Pink Rabbits Kill, sono venuti a suonare grandissimi nomi del reggae mondiale!

2. Cos’è successo la prima volta che vi siete imbattuti in Bob Marley o Peter Tosh? E quanto distanti siete ora da quelle sonorità?
Diciamo che la musica reggae ha un potere unico, come diceva il grande Marley “One good thing about music, when it hits you, you feel no pain“. E così è stato per noi: la musica reggae ci ha sorpreso, ci ha colpito, non abbiamo sentito dolore, ma solo un’enorme voglia di vivere e di suonare.
Ancora oggi, pur ascoltanto tantissima musica, ogni volta che ascolto un album di Marley, per me è come fare il pieno di energia, ti ricarica, ti dà forza e buone vibrazioni…Marley è una medicina!
Quando abbiamo deciso di formare gli Anima Caribe nel 2004, pur avendo ascoltato per anni “la musica in levare”, nessuno di noi si era mai cimentato nel suonarla, e vi assicuro, sopratutto per i più scettici, che non è cosa facile! Nutriamo grandissimo rispetto e gratitudine per Bob Marley & The Wailers, Peter Tosh e per tutta la Roots Reggae, anche se oggi, siamo un po’ distanti dalle loro sonorità. Stiamo cercando e costruendo uno stile nostro, diciamo uno stile “Italo-Anglosassone” con marcate influenze dub!

3. Cosa deve fare un musicista neofita per approcciare il reggea?
Beh, in primis, imparare dai maestri! Anche se oggi esistono mille sotto generi di reggae, la radice strutturale e il messaggio sono sempre gli stessi! La mia bibbia personale include pietre miliari del reggae: Marley, Bunny Wailer, Gregory Isaacs, Black Uhuru, Luciano, Aswad, Steel Pulse, Morgan Heritage, i nostri Africa Unite, Reggae National Tickets, Alborosie…ma poi l’essenziale è vedere tanti live!
Andare ai concerti e respirare le vibrazioni del reggae è qualcosa di unico: il ritmo in levare è contagioso, ti fa stare bene, in armonia con le persone che hai attorno!
Noi Anima abbiamo imparato moltissimo ai concerti e guardando gli altri suonare…è molto importante, soprattutto quando vuoi imparare a suonare un genere così particolare. Purtroppo non è tutto oro ciò che luccica: negli ultimi anni si è sentito spesso parlare di reggae omofobico e razzista, ed a  questo proposito dico solo una cosa: diffidate da questi artisti che infangano le radici della loro cultura e che hanno dimenticato il messaggio originale del reggae, il RISPETTO! …oltretutto, sarebbe sempre meglio sapere di cosa parlano i testi di molti artisti, onde evitare spiacevoli incomprensioni!!!!
Ci sono artisti in Giamaica che parlano di come vestirsi, che incitano a sparare agli omosessuali o che tessono le lodi del famigerato “Skin Bleaching” (la nuova pratica dello sbiancamento della pelle per diventare bianchi…ottenendo in realtà un effetto maculato tossico e potenzialmente cancerogeno), forse non hanno capito che al posto del microfono hanno in mano un’arma, hanno il potere di svegliare le menti, di far reagire i più deboli…non penso che parlando di cagate, si possa giungere ad una rivoluzione…spirituale o fisica!

4. Avete qualche aneddoto divertente ma preoccupante che vi è successo, causa la vostra “immagine”?
Sai com’è, ci sono molti stereotipi che ruotano attorno a questo genere musicale, e molti sono gravemente errati!
Uno associa i dread o il reggae, a determinate fazioni politiche o a comportamenti standardizzati, molte volte legati ad immagini sbagliate della cultura reggae e della religione Rastafari.
Ciò non toglie che, suonare reggae significa essere portatori di un messaggio primordiale: è impossibile slegare questa musica dal messaggio di unione, di rispetto, di uguaglianza, che da sempre accompagna le liriche del mondo Giallo, Rosso e Verde.
A noi è capitato di essere stati invitati a suonare in occasioni dove il nostro messaggio non è piaciuto, è stato censurato, trasformando il tutto in un gesto politico…vabbè, non si può essere simpatici a tutti, no?
Per il resto, la nostra “immagine” non ha mai creato problemi a nessuno, anzi, quando suoniamo ci divertiamo sempre tantissimo e fino ad oggi abbiamo conosciuto delle persone fantastiche!

5) Com’è la situazione del reggae in Italia ? Quali sono i festival italiani ed esteri più fighi?
In Italia c’è una vera e propria cultura per il genere dancehall e i Sound System oggi sono tantissimi in ogni città, per non parlare dei tanti cantanti ed mc che infuocano le notti italiane!
In Veneto abbiamo sempre avuto un’enorme fortuna, grazie all’avamposto del grande Steve Giant, il nostro Reggae Ambassador, che porta in Italia i più grandi artisti del reggae mondiale ed organizza il “Venice Sunsplash”, l’unico degno erede del Rototom Sunsplash, sempre con ospiti incredibili!
Oltretutto quest’anno suoneremo anche noi aprendo i concerti di due grandi nomi della storia del reggae, Beres Hammond e Tarrus Riley con il grande Dean Fraser!
In Italia mantiene inoltre il primato di “Terra Del Reggae” il Salento, che ogni estate propone serate e festival reggae, tra cui il “Gusto Dopa Al Sole” che rimane uno dei più bei festival dell’estate!
Fra i festival più belli d’Europa ci sono il famoso “Rototom Susplash” a Benicassim in Spagna, “OverJam” a Nova Gorica in Slovenia, il “Chiemsee Reggae Summer Festival” a Chiemsee in Germania, il “SummerJam” a Colonia in Germania.

6) Dai tuoi dreadlocks suppongo che tu segua il restaferianesimo. Ho letto che si tratta di una religione molto restrittiva. Professi la religione e lo stile di vita?
Personalmente sono un grande appassionato di religioni! Mi piace capire le basi e le fondamenta su cui, nel bene e nel male, si è basata la storia dell’uomo. Non sono cristiano nè tantomeno cattolico, ma fortunatamente i miei genitori mi hanno lasciato scegliere come vivere la mia vita spirituale senza influenzarmi e senza nemmeno obbligarmi ai vari sacramenti cristiani, pur essendo loro molto credenti!
Mi hanno lasciato scegliere, così ho letto molto, ho cercato e ho trovato la mia via…cosa che consiglio a chiunque di fare!
I “dread” non sono i “rasta” e non sono per forza legati alla religione rastafari. Si tratta di un errore che fanno in tanti: non si sta indossando un cappello, non è una moda, ma è un simbolo di rispetto!
Oggi ci abbiamo fatto l’abitudine e per l’opinione pubblica i dread sono sinonimo di rastafari, ma in fondo che problema c’è? Nessuno!
I dread possono essere vissuti come un simbolo di opposizione al sistema, le fruste per cacciare via Babilonia, per lottare per i propri diritti, un simbolo di rispetto e unione con tutti gli esseri viventi!
Indipendentemente da essere Rasta o meno, l’importante è il valore e il rispetto per la nostra vita e per quella dei nostri fratelli, indipendente dal colore, dalla razza o dal sesso!
Purtroppo non tutti hanno la delicatezza di soffermarsi a capire certi concetti, e moltissima gente ti chiama per strada <<hey, Rasta!!!>> solo perchè hai i dread, come se io vedessi uno con un crocifisso al collo e lo chiamassi anzichè per nome <<hey, Cattolico>> oppure <<hey Cristiano>>…non suona un pò dispregiativo?
E’ vero, ci sono tantissime persone che si fanno crescere i dread solo per moda, che non sanno nemmeno cosa significhi la parola “dreadlocks”, infatti continueranno a chiamarli rasta e li vedranno sempre come un’accociatura e nulla di più…peccato!!!

La religione Rastafari è molto ristretta, ma come tutte le religioni ha delle fazioni più moderate, fazioni dove anche i bianchi possono professare questa religione.
Noi come Anima Caribe, abbiamo preso il messaggio e il simbolo di Jah, Haile Selassie il Dio rastafari, non nella sua essenza religiosa, ma nel suo simbolismo universale: l’unione e l’amore fra i popoli, la liberazione dell’uomo dalla schiavitù fisica e mentale, il simbolo con cui si possono rompere le catene degli oppressi e dare voce a chi non ne ha! Rastafari non ha mai parlato di uccidere i bianchi o di sparare agli omosessuali, bisogna smetterla di pensare che il reggae e la religione Rasta siano omofobiche e razziste! In realtà è una costrizione culturale voluta dalle chiese e da radici culturali che nulla hanno a che fare con i veri insegnamenti della religione Rasta e del Reggae! …anche perchè a quanto pare è proprio la religione cattolica che professa precetti e abitudini inumane!!!

7) Cos’è “Stand up for Jamaica”? Cosa fate voi? Immagino abbiate molte notizie sulla Giamaica, com’è la situazione laggiù?
Stand Up For Jamaica è un’Associazione No Profit impegnata in prima linea sul fronte della tutela e difesa dei diritti umani in Giamaica. In questi ultimi anni ha avuto come obiettivo principale l’intervento mirato sul drammatico terreno delle periferie, dei ghetti e delle carceri giamaicane, appoggiando e costruendo piccoli progetti di sviluppo sociale come nella comunità della McAuley Primary All Age Schooldi Marsh Pen a Spanish Town e come la partecipazione al progetto “Rehabilitation Through Music” nel carcere di Tower Street a Kingston (oggi, oltre a 600 prigionieri in riabilitazione, abbiamo creato scuole, laboratori di computer, di grafica, corsi musicali, laboratori di sound engeneer, corsi per imparare il controllo delle emozioni, corsi per le guardie, una radio che trasmette su tutto il circuito carcerario, un concorso di talenti musicali).
Vengono aiutate le donne brutalizzate e procuriamo loro un assistente, un medico, test HIV e corsi professionali in modo che si possano rendere indipendenti e i siamo molto vicini ai bambini, i primi a subire ingiustizie. L’associazione fa parte di un team in collaborazione con la polizia giamaicana ed è attiva presso il rifugio per i diseredati a Port Antonio con aiuti finanziari ed attività di laboratorio. La Giamaica è un’isola di contrasti, dove le spiagge, la musica reggae e le vacanze da sogno si contrappongono ad un’altra realtà, fatta di abusi, povertà e corruzione. Grazie all’aiuto di Diego e Silvia, ai nostri concerti si può trovare un banchetto informativo, con molti gadget per la raccolta fondi! Oltretutto quest’anno abbiamo perso l’aiuto del Fondo Europeo mettendo a rischio la vita di tutti i nostri progetti, e abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti! Purtroppo le notizie che ci arrivano dalla Giamaica non sono confortanti: dopo i fatti di sangue avvenuti lo scorso anno, per le strade si versa ancora sangue, anche se qualcosa si muove!

Da quest’anno la band supporta anche Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) sezione Italiana, un’organizzazione internazionale senza fini di lucro, la cui missione é quella di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero, al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e le differenti specie.
Sea Shepherd pratica la tattica dell’azione diretta per investigare, documentare e agire quando è necessario per impedire le attività illegali in alto mare. Molto probabilmente i ragazzi di Sea Shepherd ci seguiranno in alcune date con il loro banchetto, con la possibilità di conoscere la causa e contribuire alla raccolta fondi!

8) Fate parte di qualche altro collettivo? Anche non solo musicale.
No, ma magari ce ne fosse uno musicale a Vicenza…forse così potremmo riabituare questa città alla musica dal vivo!!! Se non facciamo qualcosa al più presto, ci toglieranno anche questa libertà!

9) Cosa significa per voi “avere la passione di esibirsi”?
Esibirsi dal vivo è la nostra linfa vitale!
La produzione in sala prove è bellissima, così come la creazione di un album, ma nulla a confronto con il contatto del pubblico e i concerti dal vivo! Ogni live è una esperienza nuova, e così dev’essere vissuta: anche le date fisse che abbiamo in città devono essere vissute in questo modo, non importa che davanti ci siano 3, 500, o 1000 persone, l’importante è divertirsi e far divertire!
Quando suoni fuori dalla tua città, tutto questo viene amplificato: città nuove, persone fantastiche, situazioni diverse e vedi la tua musica da un altro punto di vista. Quando ti capita di suonare di fronte a centinaia di ragazzi che ballano instancabilmente i tuoi brani che non avevano mai sentito prima, un’esperienza fantastica…ancora meglio quando trovi persone che cantano con te i tuoi pezzi…magnifico!

Anima Caribe on MySpace
Videoclip “Musica” Anima Caribe feat. JAKA
Stand up for Jamaica
Sea Shepherd

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