Piccola impronta, grande risparmio – Daniele Pernigotti

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Impronta sì, ma non prettamente artistica. Questa volta vi facciamo conoscere un amico, artista nel trasmettere informazioni ambientali che dovrebbero essere interessanti e condivise da  tutti.
Daniele Pernigotti, fondatore di Aequilibria, è delegato italiano a livello internazionale in diversi gruppi di lavoro dell’ISO sui sistemi di gestione ambientale e per lo sviluppo di numerose norme sui gas serra.
Nel 2011 ha pubblicato “Carbon Footprint“, come conseguenza della sua partecipazione alla stesura della norma ISO 14067 sulla CFP.

1. Chi sei e cosa fai?
Bella domanda: sono una persona che cerca di andare al di la delle cose superficiali, e di vivere con un minimo di coerenza. Lavoro nel settore ambientale, aiuto le aziende e gli enti pubblici a gestire meglio i problemi ambientali e faccio anche il giornalista sui cambiamenti climatici.

2. Ho letto il tuo libro, Carbon Footprint. Ci riassumi l’argomento principale?
Carbon Footprint, impronta climatica, è un numero che descrive l’impatto sul cambiamento climatico dell’esistenza del prodotto. Un prodotto esiste perchè viene realizzato, qualcuno poi lo utilizzerà e infine verrà smaltito. Allora capire quant’è la CO2, che è il principale gas causa dell’effetto serra, capire cosa si nasconde dietro alle materie prime necessarie alla produzione e ai trasporti, all’utilizzo e allo smaltimento, consente di definire questo numero che lo caratterizza. Immaginiamo che questi sia un’impronta, piccola o grande, che in ogni caso lascia una traccia più o meno importante nell’ambiente.

3. Oltre che positivamente, il tuo libro mi ha impressionato così tanto da allarmarmi! La situazione è un po’ critica vero? (non mi spaventare i lettori!)
La situazione è critica. Nel 2010 c’è stato il record di emissione gas serra: 30,6 Gt (gigatonnellate o miliardi di tonnellate) di CO2. Nel 2011 eravamo a 31,6 Gt. Il limite che gli scienziati vorrebbero non sorpassare è di 32,7 che stimano raggiungeremo entro il 2017-2018 quindi ci manca 1 Gt. Se continuerà il trend dell’ultimo anno, saremo già fuori, quindi il tentativo di non superare i 2 gradi di aumento della temperatura fallirà.
Il clima si sta modificano molto velocemente e, dall’altra parte, la politica si sta muovendo molto lentamente. Basti pensare che per concordare un’agenda di lavori di una conferenza internazionale ci si impiega 2 settimane, una scala temporale che non sta in piedi.

Gli scienziati dicono che la cosa è ancora recuperabile. Rispetto all’aumento a cui stiamo puntando adesso ossia 56 Gt di emissioni annue al 2020, dobbiamo arrivare a 44 Gt, secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, UNEP.  Potremmo quindi ridurre di 14 Gt le emissioni sfruttando la tecnologia che abbiamo oggi. Il problema è risolvibile, quello che manca è la volontà di farlo.

4. Pensi che il “CFP” possa aiutare a risolvere tutti questi problemi? Oppure ci possono e ci potranno essere altri modi?
C’è un punto importante: stiamo capendo che la politica da sola non è sufficiente, fra 6 mesi scadrà il protocollo di Kyoto e non hanno ancora deciso se il prossimo periodo sarà di 5 o 8 anni. Gli USA non hanno mai aderito, lo scorso dicembre se n’è andato anche il Canada senza che nessuno dicesse niente, nel prossimo periodo di adempimento staranno fuori anche Giappone e Russia. Aderiranno al protocollo di Kyoto paesi che copriranno il 15% delle emissioni mondiali, mentre l’85% sarà fuori dal protocollo.
Il processo internazionale non è sufficiente anche se fondamentale. Inoltre il mercato da solo non può risolvere questo tipo di problematiche ma se opera a supporto del negoziato internazionale però, può dare tanto: può lavorare sull’efficienza energetica e sul costo della CO2.  Banalmente, se con la mia auto supero il limite di velocità pago una multa. Il denaro aiuta a limitare i miei comportamenti dannosi. Se ad esempio viene fissato un maggior prezzo alla CO2, per andare a prendere un caffè al bar ci penseremmo ad usare l’auto se la benzina costasse il doppio del caffè e così si prenderebbe in considerazione l’idea di andare a piedi o in bici.
Un prezzo basso non porta alla riduzione dei consumi. Il mercato può avere un ruolo importante: introduce uno strumento interessante di rapporto tra produttore e consumatore, perchè la Carbon Footprint è un patto tra chi produce e chi consuma. Perchè, se io produco un bene e ti dimostro che impatta meno sul clima rispetto al mio concorrente, ti faccio vedere che sono più bravo. Se tu consumatore scegli il mio bene perchè impatta meno, valorizzi il mio prodotto e spingerai la concorrenza a produrre un bene meno impattante. premiando così la mia capacità di essere meno inquinante.

5.  Non ti pare allora che le aziende oggi lo facciano solo per differenziarsi dalla concorrenza e non perchè ci credono veramente?
Se tu sei una persona che ha fame e c’è uno che ti dà da mangiare, credo ti interessi poco se lo fa per religione, per spirito civico, per pietà o per altri motivi, l’importante è che tu ti possa sfamare. A me non interessa se gli altri adottano il CFP per calcolo, per business o per etica, c’è una macchina che si sta mettendo in moto, si creerà un circolo virtuoso quindi meglio lasciare che venga fatto, del perchè chi se ne frega.

6. Hai mai ricevuto porte in faccia?E perché?
Ho lavorato con aziende dove c’erano persone poco belle, dove non vedevo l’ora di terminare il progetto, ma non ho mai ricevuto porte in faccia, fortunatamente.

7. Pensi che le nuove generazioni siano più sensibili a queste tematiche, c’è secondo te un barlume di speranza? E quanta strada c’è ancora da percorrere?
Le nuovi generazioni sono fighissime: hai davanti delle menti vergini e non dobbiamo riempirgli le menti di spazzatura. Se noi li alimentiamo bene, faranno delle grandi cose. Ho incontrato 180 ragazzi delle medie in un teatro durante una conferenza e per due ore mi sono state rivolte domande che mai un adulto mi aveva posto. Perchè? Avevano voglia di capire e ascoltare, avevano capito che il tema li toccava profondamente. C’è un ragazzo di 11 anni che porto via con me nella presentazione, Alessandro.
La generazione degli adulti è bruciata, quindi bisogna investire sui giovani.
Un ragazzo di 13 anni ha parlato alle Nazioni Unite in tedesco e ha detto: voi adulti conoscete benissimo  il problema, sapete qual è la soluzione e noi ragazzi non capiamo perchè non fate abbastanza. Dice “Se una mosca su un rinoceronte non fa nulla, mille mosche deviano il percorso del rinoceronte e queste mosche siamo noi bambini.”

8. Possiamo buttare m*** al nostro Paese…e in Italia, come stiamo a normative/applicazioni sul campo/ricerca?
La situazione è cambiata rispetto al libro, oggi il ministro Clini sta puntando molto sulla CFP, darà una forte accellerata al tema.
Sicuramente il mondo corre, il treno passa veloce, tu non puoi fermarlo, o lo perdi o ci salti sopra perchè non lo puoi fermare. Noi in Italia non siamo nessuno, o saliamo sul treno o rimaniamo fuori.
Se il mercato si muove in una certa direzione e le aziende si muovono in quella direzione, quella è la strada da percorrere, e se guidato bene, il mercato porta anche dei frutti molto buoni

9. Perchè vuoi salvare il mondo?
No, quello che mi prefiggo è di far passare certi concetti, la cosa che fa incazzare è l’apatia delle persone e quelle che mettono la testa sotto la sabbia. Mi fa incazzare chi fa finta che il problema non esista. Devi sapere che il problema esiste, e che tu ne sei parte, puoi avere una soluzione. Io ho la grande fortuna di avere informazioni che non sono disponibili a tutti. Quando sono andato alla prima conferenza di Nairobi nel 2006 non ci capivo molto, non capivo come funzionava e cos’era. Durante la conferenza vidi un famoso giornalista italiano che, invece di recepire quelle informazioni, giocava col telefonino. Questo mi fece arrabbiare molto e capii che la cosa più importante era rendere disponibili queste informazioni. La condivisione per me è sempre stata fondamentale.

10. Hai qualche sito / blog / libro di riferimento (oltre ai tuoi) per riuscire ad approfondire queste tematiche?
Il principale: www.unfccc.int il sito ufficiale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico;
www.ipcc.ch che rappresenta la visione degli scienziati sul cambiamento climatico; www.climalteranti.it il blog italiano di climatologi che smentisce bufale sul cambiamento climatico e il sito del Ministero dell’Ambiente : www.minambiente.it 

Sito Web Daniele Pernigotti
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4 thoughts on “Piccola impronta, grande risparmio – Daniele Pernigotti”

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  3. jacopo says:

    Continuate così, bravi!

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