A volte i titoli non servono – Marta sui Tubi

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E sul finire ell’estate, quando ormai Questa Non E’ Arte 2012 è alle porte, vi lasciamo con le parole di Giovanni Gulino, il cantante dei Marta Sui Tubi che abbiamo avuto il piacere di incontrare prima del concerto al Ferrock di Vicenza, assieme ai ragazzi di Raimondo TV.
Dobbiamo avere il coraggio di portare avanti le nostre idee, di combattere e a volte lottare con passione affinchè ciò in cui crediamo si possa avverare e possa continuare sempre, amalgamandosi e contaminandosi con altri mondi. Proprio com’è l’essenza di Questa Non E’ Arte.

1. Chi è Marta? E che ci fa “Sui Tubi”? Tubo nel senso di..
Domanda del cazzo, ce l’hanno fatta 2000 volte!

2. Wikipedia vi definisce band folk punk italiana…hahahhaha (rido da sola, ndr)….cosa vi ha dato musicalmente la vostra terra in realtà?
E se lo dice Wikipedia.. Non lo so, noi siamo partiti suonando quel tipo di musica, se non ci fosse stata molto probabilmente non saremmo riusciti a suonare. Non ho idea guarda, magari ci sono delle influenze ma io non riesco a coglierle. Anche perché siamo tutti cresciuti con la musica inglese e americana, quindi non so quanto di siculo ci sia in quello che facciamo. Probabilmente l’attitudine, l’energia e lo spirito. Nei live e anche, spero, nei dischi.

3. Com’è nata l’idea dei secret concerts?
E’ nata perché volevamo fare in un tour a casa dei nostri fans, cioè della gente che ci ascolta, volevamo riprendere quell’atmosfera, quella sensazione che hai proprio quando sei agli inizi, come quando suoni a casa tua davanti agli amici e fai ascoltare le canzoni che hai appena composto. Penso sia uno spirito sincero, autentico e vero. Anche perché quando sei su un palco c’è sempre una rappresentazione di quello che fai e di quello che sei. Mentre quando suoni così senza filtri, quando sei a contatto diretto con la gente, lì sei proprio te stesso al 100% ed è la dimensione che ci mancava. Volevamo riacquistarla.

4. Ma voi, vivete di sola musica? E come si fa ad arrivare a farlo? Non è che vi vedremo, come Capovilla, a fare i camerieri in qualche pizzeria di Milano?
L’abbiamo già fatto! Ora viviamo di sola musica, siamo dei priviligiati, so che non sono molti in Italia che riescono a farlo, però penso che se tu hai la passione dentro e ci credi fino in fondo anche se le cose non vengono verso di te sei tu che le devi andare a prendere. Noi infatti cerchiamo sempre di non risparmiarci, suoniamo il più possibile, cerchiamo di fare sempre pezzi nuovi e di non lasciare troppo tempo tra un album e l’altro. Questo ci consente di avere un’attività live intensa e quindi di poter vivere di questo.

5. Come mai non siete sotto una major? Oppure sentite questa “chi non è indipendente, vuol dire che si è rilassato e non ha più idee”? Se volete aggiungere altre provocazioni…
Per me la parola indipendente è una stronzata pazzesca, perché dovrebbero dire indipendente sì ma da che cosa? Poi tutti i gruppi che si definiscono indipendenti hanno in realtà gli editori “major”. Anche noi abbiamo l’editore major ma non per questo ci sentiamo venduti. Alla fine come musicista devi cercare di sfruttare tutte le occasioni che hai per vivere di questo, noi non abbiamo niente né contro le etichette indipendenti né contro le major, noi ci autoproduciamo al 100%. Però chiaramente hai bisogno di qualcosa che sia major per vivere. Noi giriamo con un furgone Mercedes per esempio. Quindi se fossimo indipendenti dovremmo girare con un furgone che ci dovremmo fare noi o con un trattore? I nostri strumenti sono tutti major, suoniamo con strumenti di marche famose, quindi non puoi farne a meno e non puoi essere ipocrita soprattutto fingendo di essere avulso da tutti i meccanismi che riguardano le major. Nel mondo globalizzato di oggi è impossibile. Noi cerchiamo di mantenere la nostra identità, questo per noi è essere sinceri e rappresentare noi stessi. Dopodiché se qualcuno ci tira fuori dei soldi e ci regala gli strumenti a me non me ne frega un cazzo se è major o se è indipendente.

6. Perchè la gente vi ama? Almeno sulla vostra pagina Facebook è così.
Sulla nostra pagina Facebook si, su altre pagine non lo so. Questo ci rende particolarmente felici, chiaramente non puoi piacere a tutti e in questo lavoro ci sarà sempre qualcuno a cui starai sul cazzo senza sapere il perché, forse per il nome, per la voce del cantante piuttosto che i capelli del chitarrista, insomma noi cerchiamo di non darci delle attitudini o aver atteggiamenti particolari. Cerchiamo di dare quello che siamo. What you see it’s what you get!

7. Anche noi organizziamo un evento simile al vostro “Arte sui Tubi”. Ma le vostre sono necessità espressive o ricerca di una contaminazione di stile?
Penso che le due cose possano tranquillamente coincidere. Dopo tanti anni che fai questo lavoro, che fai tanti concerti, hai voglia di vedere che quello che fai si può usare con forme d’arte diverse. Si può fare con i videoclip, per esempio, noi cerchiamo sempre di tirar fuori qualcosa che abbia qualche valenza artistica, ma anche dal vivo con delle contaminazioni, mischiare la musica con altre forme espressive come la pittura, la danza, la giocoleria o qualsiasi altra cosa. Se esiste un progetto ben strutturato può solo che arricchire un concerto.

8. Esiste ancora la musica underground italiana? Paola Maugeri dice di no.
Giriamo l’Italia e vediamo una marea di band che suonano, per me esiste e come! Anche questa sera ci saranno dei gruppi locali che suoneranno e faranno buona musica, pur non essendo conosciutissimi. Questo è il nostro sub-strato culturale, è quello alla base della catena musicale italiana e per fortuna c’è ancora tanto humus.

9. Consigli per un’Italia che ormai non ce la fa più?
Non sono un politico, però secondo me dovremmo sganciarci da questa dipendenza con la finanza e con le banche e recuperare il senso della vita fatta di valori base, invece tutto quello che si fa in politica e di tutti i giorni è fatto con l’obbiettivo di guadagnare di più e di avere tanto per poterlo dimostrare agli altri. È una cosa che non ci porta da nessuna parte, dovremmo tagliare quel cordone ombelicale che ci lega in maniera indissolubile alla finanza mondiale. Oggi non si fa più politica bensì qualcosa per risanare il debito che qualcun altro ha creato per noi, e noi cittadini ci troviamo a dover saldare un debito che non ci appartiene perché non l’abbiamo creato noi. In primis, la classe dirigenziale italiana dovrebbe mettersi da parte e lasciare spazio ai giovani, a chi ha meno di 40 anni, è assurdo che abbiamo dei ministri e dei capi di governo che hanno più di 70 anni. Non sanno cos’è internet, cos’è la rete, non ne hanno la minima idea e per questo non danno nessun incentivo per la nascita di nuove imprese che puntano sulla digitalizzazione e sulle nuove tecnologie, perché loro non sanno di che cosa stiamo parlando e mi auguro che le cose cambino al più presto in Italia, altrimenti saremmo costretti ad essere la ruota di scorta dell’Europa, anche perché se lo stato non investe nella ricerca, nella tecnologia, nel turismo e nella cultura, vuol dire che vuole subire il passato e non cavalcarlo. Io sono fiero di essere italiano ma non mi sento rappresentato dalle persone che hanno governato questo Paese negli ultimi 30 anni.

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