Due artiste in definizione – Letizia Scalco e Lisa Stefani

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Chi mi dice che Vicenza è una città ferma e con la puzza sotto al naso, mi fa pensare sia una persona che si ferma davanti all’apparenza delle cose. Credo infatti che mai come negli ultimi anni la città berica sia in fermento, piena di progetti musicali di qualità, di artisti, di mostre, di persone che si fanno il mazzo perchè l’arte torni ad essere considerata come un patrimonio culturale condiviso. E no, chei crediamo fermamente in tutto ciò, vi presentiamo due giovanissime ragazze, che non sono passate inosservate.

1) In-definizione. Un concetto, una rappresentazione o una percezione?
Letizia: “In-definizione” per  l’unione di due diversi percorsi, che in questo caso si sono intersecati nel locandina_deftentativo di una definizione di corporeità, di per sè indefinibile in quanto rappresentazione di un soggetto che si percepisce diversamente da quanto occhi esterni possano cristallizzare. Oltre a ciò, si applica al nostro lavoro, che è appunto ancora in divenire. E’ quindi sia un concetto, che la rappresentazione di una percezione.
Lisa: “In-definizione” è nato come titolo della nostra esposizione. Ci è sembrato un sunto delle nostre intenzioni sia dal punto di vista dei nostri interessi estetici (figure evanescenti, corpi-luce non sempre presenti), sia nel nostro rapporto di collaborazione ancora “da definire”. Inoltre nel nostro lavoro, che continua ad essere work in progress.

2) Come sono nati i lavori che avete presentato a SpazioNadir?
Letizia: Ho esposto sia foto di due anni fa che lavori appartenenti ad un periodo più recente, nei quali ho integrato alla fotografia, la grafica vettoriale. La sceltà è vertita in generale su quelli che ritenevo più rappresentativi della mia ricerca personale sulla corporeità. Mi interessa la rappresentazione del corpo umano nella sua espressione di naturalezza, spogliato da ogni sovrastruttura e portato quindi ad uno stato quasi primitivo.
Lisa: I lavori che ho portato a questo evento sono cose che ho realizzato perlopiù nell’ultimo periodo. Come tutti i miei lavori, sono nati abbastanza spontaneamente da disegni e studi attraverso i quali materializzo le mie idee, che diventano la base per un lavoro finito.

3) Storie di vicentine trapiantate a Milano e Venezia. Cosa significa per un’artista vivere in una grande realtà rispetto ad una piccola?
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Letizia: Sicuramente una realtà più grande come Milano, se adeguatamente sfruttata, offre più opportunità, anche tramite il confronto con artisti che da più tempo percorrono un simile percorso.
Lisa: Venezia è una bellissima città che sto imparando a conoscere anche attraverso la mia esperienza accademica. Sicuramente vivo un continuo contatto con l’arte e la cultura, cosa che qui, in realtà, ti capita anche solo camminando per una calle.

4) Oggi va molto rappresentare il nudo. State cavalcando l’onda del trend?
Letizia: Solo oggi? è un trend che nasce dalla preistoria.. in questo caso, sì. Il fatto che oggi si assista ad un exploit di rappresentazioni del nudo è forse sintomo di una precisa esigenza storica, ma non si può pensare che sia solo odierna. Personalmente ho seguito solo un’esigenza personale di approfondimento e studio del tema.
Lisa: Sicuramente non mi sono mai posta questo problema. Sono arrivata a questi soggetti attraverso il mio lavoro che non è altro che una ricerca continua nel comprendere se stessi, i propri interessi, la propria sensibilità, le proprie attitudini ed esigenze interiori, rispetto al mondo della comunicazione e della relazione con gli atri. L’immagine non è un concetto preimpostato ma un linguaggio indipendente che nasce spontaneamente. Non ho mai lavorato sulla base della mia posizione rispetto alla contemporaneità, quella è una cosa che deve venire da sé, rispetto al rapporto che si ha con il tempo e la propria cultura.

letilisa5) Quanto sono importanti secondo voi l’istinto e il talento rispetto ad un approccio più studiato e professionistico?
Letizia: Non si possono dividere in due criteri nettamente separati questi tipi di approcci. Dipende da quello che si vuol far trasparire; è fondamentale una giusta appropriazione del medium ma essa deve essere funzionale all’espressione del significato; ciò che penso dovrebbe caratterizzare necessariamente l’artista è la continua ricerca, di qualsiasi tipo che renda ciò che fa qualcosa di effettivamente consistente. Non ha più senso al giorno d’oggi parlare della dicotomia tra “istintività” e tecnicismo, è un luogo comune che è stato sdoganato innumerevoli volte nel corso della storia dell’arte.
Lisa: Non credo che esista un contrasto fra i termini sopracitati. Il talento e l’istintività senza lo studio sono nulla. Sono tutte cose che si possono coltivare solo attraverso la pratica continua dell’arte.

46) A chi vi ispirate? O meglio, ci sono artisti o maestri ai quali vorreste assomigliare?
Letizia: E’ inevitabile l’influenza, inconscia o meno, di determinati artisti che magari sono particolarmente affini alla nostra sensibilità, senza però dover assomigliare ad essi. Io ho sentito molto vicini: Francesca Woodman, Nobuyoshi Araki, Marina Abramovich, in generale la body art anni ’60-70.
Lisa: Ho osservato molto: F. Woodman, Giacomelli, Marlene Dumas, Diane Arbus, Daisy Youngbllod…ce ne sono tanti!

7) Uno strumento di cui non vorreste fare mai a meno.
Letizia: carta & penna
Lisa: taccuino e matita

Letizia Scalco. Diplomata al Liceo Classico A. Pigafetta, frequenta la facoltà di Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano.
Lisa Stefani: Diplomata al Liceo Artistico di Vicenza, frequenta il terzo anno di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

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