Amo prendermi cura dell'arte – Petra Cason

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Il curatore. Non c’entra con gli ospedali e gli infermieri e nemmeno con i centri per gli anziani.
Sembra un lavoro vecchio ma non è mai stato moderno come ora. E noi ve lo presentiamo grazie alla testimonianza di una curatrice underground, caratterizzata non solo da tanta bravura ma anche da tanta passione, determinazione e simpatia: Petra Cason

1- Ti definisci curatore, anche se in realtà ti reputo non solo organizzatrice ma anche promotrice di iniziative artistiche. Da quale esigenza nasce l’organizzazione di una mostra? Quale stile vuoi imprimere al tuo lavoro?
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Di solito l’organizzazione di una mostra nasce dall’esigenza di mostrare qualcosa, di far conoscere l’opera di un artista o un progetto, ad un pubblico. L’esigenza può esistere, o la si può indurre, non è detto che sia una cosa sentita da tutti. Ma ritengo che ce ne sia bisogno, ci sia grande bisogno del “bello” nella vita di ciascuno di noi, e spero in qualche modo di riuscire a contribuire a portarlo attraverso il mio lavoro.
Vorrei che i miei progetti fossero riconoscibili per due motivi: chiarezza e qualità. Ci tengo molto che i lavori che presento siano comprensibili. Il che non significa fare della didattica…non credo che si debba dare “la pappa pronta” a chi viene a vedere una mostra, spiegargli per filo e per segno tutto ciò che ha davanti. Ma è giusto dare degli elementi che siano utili alla comprensione di ciò che si va a guardare. Poi ognuno può decidere se approfondire, farsi catturare dagli input che gli sono stati dati, fare delle scoperte da sé, oppure no…
La qualità la sto perseguendo cercando di lavorare su progetti buoni, scegliendo temi interessanti, stimolanti, artisti validi, curando al meglio ogni singolo aspetto di ciò che desidero mostrare.

2- Wikipedia dice “Un curatore d’arte è un professionista che si occupa di tutti gli aspetti
relativi all’organizzazione di un’esposizione artistica“. Secondo la tua esperienza, cosa
significa l’ “essere curatori”? Quali caratteristiche deve avere un curatore?
Ho sempre inteso la curatela come la pratica di “prendersi cura” dell’arte. É una forma di amore,
credo. Come ci si può prendere cura di una persona cara, così ci si può prendere cura dell’arte:
quindi, oltre all’amore nei confronti del proprio lavoro credo sia necessaria una discreta propensione
organizzativa (sono tanti gli aspetti da considerare), una buona capacità diplomatica (da usare
con sponsor, amministrazioni, collaboratori ecc), un certo gusto estetico, una buona dose di
fascino (torna utile in diverse occasioni) e una pazienza infinita (con gli artisti soprattutto, persone
complicate talvolta…)! Naturalmente questa è la descrizione del “Curatore Perfetto”! Chissà se ne
esiste qualcuno…Goldin forse (hiihih).

540250_3836475558086_1899547977_n3- Trovi che Vicenza sia una città in fermento artistico?
Oddio, magari il termine “fermento” non lo userei per descrivere Vicenza. Resta una città abbastanza sottotono, purtroppo ancora decisamente snob.
Nonostante l’apatia di fondo c’è qualcosa che si sta muovendo, alcune realtà che, di sottecchi, un po’ alla volta, stanno dando una risposta all’indifferenza diffusa attraverso l’azione.
Manca ancora una rete, è tutto ancora abbastanza
slegato, ma non è detto che le cose non possano migliorare.

4- Raccontaci una scoperta che hai fatto ultimamente.
Ho scoperto che c’è qualcuno, in città, che si sta occupando di fare arte nella modalità che ho approfondito nei miei studi universitari: l’interattività, nel senso tecnologico del termine. Una
faccenda piuttosto affascinante, perché è un tipo di arte che prevede l’intervento, più o meno
consapevole, dello spettatore, per far evolvere l’opera d’arte stessa. Spero di riuscire a far esporre
un lavoro di questo genere a breve…

5- Quindi il curatore è colui che organizza, coordina, gestisce dietro le quinte, accende i
riflettori per valorizzare l’artista e le sue opere. Non ti scoccia avere un ruolo di secondo piano
e poco considerato dal pubblico che frequenta le mostre?
Ecco…Flaubert, che la sapeva lunga, parlando di critici (spesso confusi con i curatori) diceva: “Uno
fa il critico se non può fare l’artista, proprio come un uomo diventa una spia quando non riesce ad
essere un soldato“.
Scherzi a parte, questo è il mio modo di fare arte, di portare l’arte nella vita. Nella mia, in quella di
qualcun altro. Non è un ruolo di secondo piano, è un altro ruolo. Non vige una gerarchia, chi sta sopra è l’artista, chi sta sotto è il curatore. Questa divisione dei ruoli è necessaria affinché l’artista possa continuare a fare arte e il curatore possa dedicarsi a mostrare quello che l’artista crea. Mica ci si pesta i piedi!
Sai quanti artisti già ci sono al mondo?!

6087_425026717532984_1241461703_n6- Nell’ultimo anno ho assistito a due mostre organizzate da te, K/R/S al bunker a Caldogno
(VI) e la fotografica M.I.N.D. THE GAP di Marco dal Maso alla Loggia del Capitanato in
centro a Vicenza. In particolare ho notato come, in entrambi i casi, si cercasse di far vivere
un’esperienza, quindi non solo un approccio visivo ma la volontà di far entrare il pubblico in
uno stato d’animo di scoperta. Quali modalità o strategie curative hai utilizzato?
Cerco sempre di dare un senso al percorso espositivo. Voglio, in qualche modo, raccontare una
storia. Non è detto che poi questa storia venga letta da tutti allo stesso modo, ma l’intento è quello
di cercare sempre un fil rouge, magari impercettibile ad uno sguardo superficiale, ma che esiste,
permane. E che è ogni volta diverso. Altra cosa fondamentale è far dialogare lo spazio espositivo
con quello che ci si mette dentro. Contenuto e contenitore dovrebbero parlarsi, e dire a loro volta
qualcosa al visitatore. Ogni mostra dovrebbe essere un’esperienza a sé, non è un pacchetto che
tu puoi spostare da un luogo all’altro senza modificare nulla. Andresti a snaturare quello che è il
concetto di mostra temporanea….

7- Non trovi che le esposizioni dei musei siano a volte noiose e statiche? Se ne avessi la
possibilità, cosa proporresti per sbloccare certe situazioni?
Le esposizioni noiose sono quelle che non hanno saputo (o potuto, magari per mancanza di fondi o
di attenzione) rinnovarsi, stare al passo con i tempi. Certamente i musei allestiti decenni, o centinaia
di anni fa, appaiono statici! Noi siamo abituati alla cinesi di cinema, televisione.. un qualsiasi
videogioco degli anni ottanta è più stimolante di una collezione di statue di Canova, una in fila
all’altra lungo un corridoio illuminato da una fila di finestre, una in fila all’altra…Ma anche queste
esposizioni hanno un loro “perché”: sono l’espressione, lo spirito del proprio tempo, il famoso
zeitgeist…
563285_10151049463276259_951851746_nOggi la tecnologia sta collaborando moltissimo con la museologia: si trovano sempre più spesso,
all’interno degli spazi museali, alternati alle opere, supporti interattivi, touch screen, e tutta quella
vasta selva di apparati più o meno tecnologici che stimolano l’attenzione a ciò che viene mostrato
attraverso la proposta di sempre più contenuti.


8- Chi è Metamorfosi Gallery e cosa si prefigge di fare?

Metamorfosi Gallery è un’associazione culturale. E’ nata lo scorso anno ed è composta, al
momento, da me e altre due donne, amiche e colleghe: Elena Piazza e Angela Stefani.
Contrariamente a quanto credono in molti il termine Gallery non è indicativo di uno spazio fisico,
non siamo una tradizionale galleria d’arte. Noi non abbiamo (ancora) un nostro luogo, ma facciamo
ospitare i nostri eventi spesso in luoghi non convenzionalmente deputati all’arte, anche in base al
tipo di progetto che andiamo a proporre. Infatti non curiamo solo mostre d’arte: abbiamo all’attivo
anche una rassegna di tango argentino, Nocturna Tango (quest’anno sarà alla sua terza edizione),
e “Ghisa Art Fusion”, rassegna d’arte, musica e degustazione che organizziamo a Schio negli spazi di
archeologia industriale, in collaborazione con Anna Zerbaro.

735064_4853205215692_1015827153_n9-Parlaci del nuovo progetto lanciato per il Vicenza Pride
Per il Vicenza Pride Metamorfosi Gallery sta preparando due progetti espositivi: “Art Coming Out
e “Io sono diverso”. Art Coming Out sarà composta da quattro mostre monografiche (il tema è quello dell’omosessualità) che verranno ospitate all’interno di altrettanti locali del centro storico.
Abbiamo invitato a partecipare quattro giovani artisti: Barbara Fragogna, Valentina Rosset, Marco Zorzanello e Constantin Migliorini. Tutte le informazioni su di loro e sui loro lavori li troverete a breve sul nostro sito.
“Io sono diverso” invece sarà una mostra collettiva, che aprirà i battenti in concomitanza con la settimana fulcro del Pride, a metà giugno. Per questa seconda esposizione abbiamo aperto una call, alla quale possono aderire potenzialmente tutti. Tra i lavori che arriveranno alla nostra mail ne verranno scelti alcuni che andranno a comporre un’esposizione importante: la tematica della diversità, intesa spesso come fobia e non come valore del quale essere orgogliosi, ci sta molto a cuore. L’argomento è complesso, gli artisti dovranno fare un lavoro considerevole di analisi, ma già cominciano ad arrivare le prime adesioni, e i progetti proposti sono davvero interessanti…
Per aderire alla call basta andare a scaricarsi tema e moduli dal nostro sito www.metamorfosigallery.it, alla pagina Io sono Diverso. Conto di vedere un incremento delle adesioni! E per la mostra…beh, ci si vede a giugno!

Metamorfosi Gallery Web Site

3 thoughts on “Amo prendermi cura dell'arte – Petra Cason”

  1. Alberto Salvetti says:

    Cara Petra, complimenti per la tua sensibilità.
    Mi piacerebbe poterti illustrare alcuni miei progetti e sapere cosa ne pensi.
    Spero che tu un giorno possa venire a trovarmi in studio.
    alberto salvetti

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