Sempre contro vento – Indigesti

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Forse, non conoscerete tutti questo gruppo. Si tratta di coloro che hanno dato il via all’underground italiano insieme ai Negazione e ad altre band, elevando l’hardcore punk italiano ad uno stile di vita. Prendete le parole qui sotto e incollatele su un qualsiasi libro sulla storia del rock. Un ringraziamento particolare a Diego Pillon che ha realizzato l’intervista, Denis Forciniti che ha collaborato alla stesura delle domande e a tutto lo staff di e20 Underground (Alte di Montecchio Maggiore, Vicenza).

1) Perché questa reunion, forse perché va molto in voga in questi anni?INTERVISTA indigesti
Rudy Medea (cantante): Assolutamente no, Enrico ha molto insistito perché tornassimo a suonare assieme, ci avevamo già provato 10 anni fa ma col precedente bassista non era andata bene. L’anno scorso l’ho proposto per festeggiare i 30 anni della band, e siamo partiti, c’è tanta voglia di fare!
Enrico Giordano (chitarrista): Il discorso reunion non è semplice in Italia, sembra che se qualcuno si rimette dopo alcuni anni ci sia sempre qualcosa da ridire. Oltreconfine non importa molto se si tratta di reunion oppure no, i gruppi inglesi, americani o tedeschi sono idolatrati, fanno un sacco di date, si divertono. Nel nostro caso oltre a divertirci abbiamo ancora qualcosa da dire, la musica ci piace, ci piace l’hardcore e la sua filosofia, il pubblico e la gente che si diverte con noi.

2) Vi eravate già riuniti nel 2001 col disco “In disparte”. Cos’è successo poi?
Rudy: Nel 2001 ho portato avanti quest’idea, che si trattava essenzialmente di un progetto in studio. Ci siamo riuniti nel 1999 anche se è solo da un anno che stiamo suonando fuori, e a dire la verità, stiamo facendo grossi sacrifici. Sai, non è più come nel 1982, quando dopo 3 prove andavi a suonare a Torino e dopo 4 andavi a Milano, adesso le cose sono completamente differenti. I ragazzi giovani suonano e spaccano e quindi abbiamo dovuto anche noi adeguarci a questa filosofia, provando almeno 2 volte la settimana! E continuiamo a provare ed impegnarci perché nessuno di noi ha fatto il conservatorio o qualche scuola di musica per raggiungere il livello che abbiamo adesso.

Indigesti live all' e20 underground - Vicenza

Indigesti live all’ e20 underground – Vicenza

3) In questi anni lontano dal palco, siete comunque rimasti nel mondo della musica? Massimo Corradino (batterista): Io non tanto. Rudy si, per parecchi anni ed anche Enrico anche se non come live. Mattia, il nostro nuovo bassista, ha suonato già con molti gruppi importanti nonostante la giovane età, come gli Arcadia, Black Monday.
Rudy: sono sempre rimasto nel mondo della musica. Da quando si sono sciolti gli indigesti nel 1987 ho fatto 3 anni di motocross, nel 1993 ho fondato la Vacation House e ho continuato a produrre gruppi. Nel 1996 ho anche lavorato ad un disco come Acredine.
Massimo: Io ho mi sono orientato verso altri stili, la musica elettronica, l’industrial, staccandomi completamente dal mondo hardcore. Enrico no, sempre rock demenziale (risate,ndr).

4) Sapete, insieme ai Negazione avete segnato la mia adolescenza! Avete un sacco di responsabilità!
Enrico: Ci sentiamo colpevoli! Abbiamo avuto la fortuna di essere stati i primi e nel posto giusto. In quel mitico periodo si era tutti amici, ci si telefonava, non c’era il computer e non c’era la mail, c’erano al massimo le lettere. Per i concerti ci si avvisava, si prendeva una macchina sgangherata, si facevano migliaia di chilometri per andare dappertutto. Ma sempre in un clima di amicizie e divertimento, e forse quel periodo è stato irripetibile nella storia della musica hardcore punk italiana.

osservati dall'inganno5) Che aria si respirava nell’underground musicale ai tempi di ‘Osservati dall’Inganno’? E se confrontata con quella di oggi, parlando di hardcore e non solo?
Enrico: una volta c’erano molte meno possibilità di adesso, nel senso che non c’erano soldi che giravano, non si guadagnava assolutamente nulla, non c’erano rimborsi spesa, quindi quei pochi soldi che si riusciva a racimolare servivano per comprare gli strumenti, per andare in giro a suonare e per registrare autoprodotti con dei mezzi di fortuna. Nonostante la scarsità di mezzi, l’EP iniziale registrato con i Wretched era splendido.
Rudy: adesso la situazione si è allargata e forse è addirittura dispersiva. Ai nostri tempi il fulcro era il Virus a Milano, c’era gente che veniva da tutto il nord, perché se ti piaceva quel genere andavi lì, a Milano.
Enrico: c’erano anche altri posti, grazie alla gente che si autogestiva, dando così la possibilità a molti gruppi di farsi conoscere e di esprimersi. Noi non avevamo un circuito ufficiale, questi posti hanno permesso lo sviluppo di tutto quello che c’è adesso.
Rudy: i gruppi, i locali e poi c’erano le fanzine che erano il mezzo di informazione principale come T.V.O.R. e altre fanzine dell’epoca.

6) Dopo il tour dedicato alla reunion, avete intenzione di pubblicare qualcosa di nuovo?
Rudy:
si, adesso noi continueremo a suonare, senza darci un limite di tempo. Stiamo suonando, provando e nel giro di qualche mese faremo un promo ed un disco nuovo.
Enrico: era giusto però proporre pezzi vecchi, il repertorio che sentirete stasera (concerto del 5 gennaio all’e20 Underground,ndr), comunque, è basato tutto su pezzi di Osservati dall’Inganno e da Wretched/Indigesti. Abbiamo messo in scaletta anche pezzi che quasi non suonavamo più legati al primo periodo per cercare di accontentare tutti! E’ sempre un’emozione tornare a suonare dopo tanto tempo e vedere che le persone si ricordano ancora di te!

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Indigesti negli anni ’80

7) Quale riscontro vi è stato riservato dal pubblico, avete trovato differenze col pubblico degli anni ’80?
Massimo: no direi di no, fondamentalmente è diversa la società, è cambiato il mondo, ma chi va ad un concerto hardcore va per sudare, per divertirsi, per fare nuove esperienze e per conoscere nuova gente. Poi ci sono anche dei motivi più profondi che io non so (risata sorniona, ndr).

8) Dopo tanti anni, noto che ‘Osservati dall’Inganno’ è ancora attuale, quello che le vostre canzoni dicevano 30 anni fa vale ancora oggi!
Mattia Ferrari (bassista): all’inizio sono stato colpito dai testi di Rudy, molto ermetici con molti spunti letterari. A livelli di musica li trovo ancora attuali, anche la gente li trova attuali, sennò non avremmo avuto questo riscontro.
Enrico: nel primo periodo, ossia dal ’82 all’ 83, i testi erano giustamente di protesta, contro lo Stato, contro quello che lo Stato ti obbligava a fare. Ora ci stiamo evolvendo, abbiamo cambiato tematiche indirizzandoci verso qualcosa di molto interiore, anche perché ripetere le stesse cose ci sembrava inutile, avevamo già fatto e dato da qual punto di vista. Ora la dimensione personale e intimistica di Rudy ha prodotto testi sempre comunque legati ad una ribellione di base verso il sistema.
Mattia: considera che è difficile trovare un’efficacia tale nei testi con questo stile, è difficile che arrivino poi a livello di concetto in modo così netto, ma Rudy ce l’ha fatta!
Enrico: Quando ho visto la locandina di stasera e la frase “Indigesti: leggenda dell’hardcore”, mi sono sentito come una mummia, plastificato! Ahah… noi non abbiamo mai vissuto di rendita da quel punto di vista, leggenda ok ma mi mette quasi in imbarazzo!

E bravo il nostro Denis, inviato speciale!

E bravo il nostro Denis, inviato speciale!

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