Quando il gioco si fa duro – I Duri del Riformatorio

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C’era una volta un delinquente della bassa veronese di nome Johnny de Viato che sentiva la forte necessità di suonare in una band. La sua vita era stata sempre piena di risse, anche se in fondo aveva un cuore tenero.  Come tutti i buoni gangster che si rispettino, aveva la fedina penale sporca.
Molto sporca.
Era soddisfatto della propria vita, di passare le sue giornate nella bisca di sua proprietà e in quelle di alcuni compari fidati, a giocare d’azzardo, a bere del buon whiskey scozzese e a fumare la pipa. Ma non fino in fondo.

Johnny De Viato: twang & tremolo

Johnny De Viato: twang & tremolo

Il suo sguardo era esattamente quello che ti aspetti da un film di Alfred Hitchcock, cupo e sinistro.
Un giorno, questo suo sguardo, si posò su un furfante di periferia, tale Spranga, mentre stava pestando a sangue dei tizi abbastanza rozzi da meritarsi un cazzotto in faccia. Non sapeva perché stesse fracassando teste al suo fianco, ma quello che pensò subito dopo aver rotto un braccio ad un grasso ciccione, fu come un’illuminazione: aveva trovato il suo batterista ideale. Di mascalzoni così, in fondo, non ne nascono molti.
Da qui nacquero i Duri del Riformatorio, che in poco tempo divennero la band culto di tutti i criminali del mondo. Nel corso degli anni condivisero scorribande con  teppisti di taratura mondiale del calibro di McNando, Bugazna, I Loski Figuri, Pepe el (mas) loco e molti altri ancora.
Nei loro concerti, tutte le fan del gentil sesso si eccitavano, anche le pollastre più acide e dal culo di legno. La loro energia era un concentrato malsano di tecnica musicale e atmosfera demente e ogni loro performance non era mai come quella precedente. I Duri attiravano sempre l’attenzione del loro pubblico. I Duri attiravano sempre anche i loro soldi.
Questa Non E’ Arte pagò per ben 3 volte la condizionale per averli, ospitandoli a due edizioni (2010 e 2012).  Per non parlare dell’anteprima del 2011. Nonostante fossero agli arresti domiciliari.
Quest’estate i Duri evasero dal carcere di sicurezza di Verona e furono addirittura avvistati al Villazza Rock Festival, grazie forse ad una soffiata della ghenga di quelli di Questa Non E’ Arte: per fortuna a fine concerto furono catturati dalle forze dell’ordine e messi al fresco.

Spranga: jazzy & tribal percussions

Spranga: jazzy & tribal percussions

Da qui, non persero di certo l’iniziativa: secondo fonti interne al carcere, sta uscendo il loro primo EP, forse un doppio, forse un concept. Per depistare ogni prova, possiedono una pagina Myspace senza nessuna canzone, cosicché si alimenti l’alone di mistero delle loro registrazoni.
Ora è tempo di attendere il verdetto del giudice, la pena di morte incombe sul duo. Se i Duri riusciranno a sfornare in tempo il loro album, il verdetto del giudice toccherà tutti noi, ahimè.

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