Non sentirsi mai al sicuro – Casa

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Quando musica e poesia si scontrano, quando la follia deriva dall’esasperazione della sperimentazione, quando il ribaltamento della realtà è fonte di ispirazione, solo in questi momenti possono nascere cose nuove, come quest’intervista. L’intervistato questa volta è Diego Pillon, che in una sorta di reincarnazione risponde come se in un’altra vita fosse stato un componente dei Casa e contemporaneamente un loro fan. Loro, i Casa, hanno preparato le domande, non sappiamo se per una loro ricerca personale o per capire le emozioni che prova il loro pubblico. In ogni caso, è stato come buttare benzina sul fuoco.

foto_casa1) Cosa spinge un ascoltatore ad affezionarsi alla nostra musica mal distribuita, scarsamente diffusa e promozionata a singhiozzo da esibizioni live sempre più sparute?
La forte personalità magnetica creata dall’insieme del gruppo e dall’originalità interpretativa delle varie canzoni, vostre e non. Questo aspetto concettuale della musica viene però complementato da improvvisi raptus di follia e dalla creazione di situazioni al limite tra il normale e il ‘sovrannaturale’. Concetto e azione, anche se slegati, attraggono il pubblico, è insito nella natura umana, è parte della vita di una persona. In voi soprattutto non si può scindere il concerto e il cd: uno è completamento dell’altro.

2) Ha senso chiederti qual è l’album dei Casa che ritieni più meritevole? 
Assolutamente no. Una band deve essere giudicata sotto tutti i punti di vista del suo fare espressivo anche perché, in studio, è tutto più semplice: si possono correggere gli errori, risuonare le tracce, ecc.. Persino i Nirvana sembrava avessero frequentato il conservatorio. Devo aggiungere altresì che ognuno di noi ha un disco preferito di una band, ma non ci siamo mai chiesti del perché una band cambia e ami cambiare; il cambiamento – positivo o negativo che sia – è vitale.

3) In cosa la band non conosce rivali?
Nell’intenzione di sperimentare, a costo di risultare incomprensibili o altezzosi. Un giorno verrà capito ciò che oggi era oscuro. I Casa sono irrimediabilmente attratti da ciò che è nuovo, da tutto ciò che è di ardua assimilazione. Questa attitudine non esiste quasi più nella musica. Punto il dito anche sulla società di oggi, troppo preoccupata a consumare anziché gustare.

4) Qual è il nostro migliore difetto? casa_album
Quando la band termina una canzone, si scorge nei vostri volti una sguardo spaesato, il dubbio di sentirsi fuori luogo. Ma solo tra una canzone e l’altra.

5) Qual è il verso di una canzone dei Casa che meglio riassume il tuo punto di vista di ascoltatore sulla nostra opera?
“A volte però io tradisco i miei propositi enunciando, invano, che cambierò” [“Non lasciarmi mai”]

6) Nel corso degli anni la line-up è cambiata più volte, con musicisti assai diversi tra loro. Cosa è rimasto immutato?
Nulla. Se così non fosse i Casa non esisterebbero ancora. La staticità è la morte della musica, dall’arte e della vita stessa. Tutto cambia, compreso il modo di amare una persona.

photo by Franco Brunello

photo by Franco Brunello

7) A chi non consigli di acquistare i nostri cd?
Li sconsiglio a chi non riesce a sostenere un vostro concerto. Li sconsiglio a chi ha fretta e a chi non ha un briciolo di curiosità. Immagino perciò sia dura promozionarvi…

8) Come immagini la fine della nostra avventura artistica musicale?
“Il suono della prima tromba ucciderà tutti gli esseri umani sulla Terra. Il suono della seconda tromba provoca la risurrezione. Il suona della terza tromba…”

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