Non solo muri sporchi – Ilaria Borraccino

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“Questa Non E’ Arte si sta davvero montando la testa, ora scrive pure testi accademici!”
No, non vi preoccupate, non vogliamo annoiarvi o portarvi la collana dell’enciclopedia Treccani a casa vostra a metà prezzo. L’autrice del testo si chiama Ilaria Borraccino, viene da Milano e di professione fa la fotografa. E ci racconta l’arte del “graffitismo”

Non solo muri sporchi (di Ilaria Borraccino)

Se vogliamo parlare dei cosiddetti graffiti, senza ricadere nella banale propaganda incrociata del ELGATOCHIMEYperbenismo-libertarismo, bisogna soffermarsi un attimo per riflettere su quale spazio occupino questi segni nella nostra contemporaneità. Essi nascono come movimento negli anni ‘70 a New York, come forma espressiva dei giovani dedicata a rendere evidente l’opposizione ad un sistema che li relegava in una condizione sociale precaria e scomoda. Questa singolare rivendicazione esistenziale, attraverso l’utilizzo di una forma espressiva non convenzionale e di quotidiano riscontro sui muri, è riuscita a colpire con forza l’immaginario sociale ed, anche, ad ottenere qualche risultato di sensibilità politica.

Il concetto fondamentale, alla base di chi compie questi gesti espressivi, è capire che attraverso queste realizzazioni si cerca un’affermazione personale in un mondo spersonalizzante. Il fatto che spesso lo stesso graffito non venga riconosciuto come forma artistica a tutti gli effetti, ma indicato come un atto di vandalismo, non altera il significato del graffito stesso, poiché la recente storiografia artistica ci dice che anche i grandi artisti di questo fenomeno, come, ad esempio Keith Haring o Jean Michel Basquiat, sono stati percepiti (almeno all’inizio) proprio in questo modo “vandalico”.
L’odierno graffito nasce nelle strade, specie nelle periferie, per identificare e denunciare una condizione scomoda. Esso viene realizzato da individui che cercano una propria identità, proponendo una singolare “visione” della creatività, all’interno di un grigiore metropolitano che non riconosce e sembra quasi voglia avvolgere e cancellare questa forma d’espressione. Bisogna comunque dire che la pubblicità, la grafica e l’avvento dei “prodotti di massa” hanno fatto sì che il graffito, inizialmente apprezzato da pochi, non risulti più una forma elitaria, ma una trama con  risvolti “commerciali” come dimostra l’aumento di graffiti commissionati a scopo pubblicitario o per decorare vari oggetti di uso comune.

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Coloro che proseguono in una propria ricerca fuori dagli scopi commerciali, invece, propongono una realizzazione grafica o uno studio sempre più elaborato, come ad esempio quello del lettering (la conformazione delle singole lettere presenti in un graffito, che si evidenziano nelle svariate tag) che diventa un’espressione carica di originalità. É, infatti, proprio nel fenomeno più universalmente osteggiato (la tag, cioè quella firma seriale sui muri che viene comunemente definita uno scarabocchio) che si evidenzia un interessante aspetto artistico fondato sulle relazioni tra colori e omogeneità dei tratti, volta a raggiungere una perfezione formale del segno.

Una ulteriore interessante realtà è la Street Art, corrente correlata al graffito (anche se non da tutti i writers riconosciuta ed apprezzata) che utilizza dei logotipi predefiniti, inseriti a loro volta su stickers, poster, stencil, ecc…DEM

Ovunque, quindi, siamo circondati da un linguaggio simbolico, intriso di significati differenti, che comunica le sensazioni, i sogni, gli umori di questi “poeti dell’immagine”. Questo linguaggio, apparentemente incomprensibile, in realtà totalmente innervato nell’esistenza quotidiana. Così, proponendo piccoli o grandi enigmi visibili ed intuibili da chi riconosce questo agglomerato di forme e colori, questo fenomeno assume oggettivamente le caratteristiche di un’espressione artistica vera e propria. Per questo, quando parliamo semplicisticamente di “graffito” o di muri da ripulire, in realtà perdiamo l’occasione per entrare dentro un fenomeno che contiene in sé diversi e non disprezzabili significati artistici, generazionali ed esistenziali.

Ilaria Borracino on Flickr

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