Gli "altri" attori del teatro

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casaEccomi qui, per la prima volta mi metto a nudo per voi. No, non sono Alessia ma Diego. Non sono ancora bravo ad usare questo blog, ma perdonatemi!
Questa volta, lascio i vestiti del teatrante, colui che fa ridere e gioire per vestire quelli dello scrittore. Ok, so che forse non sarò il massimo, ma vorrei condividere alcuni pensieri.
La mia seppure breve esperienza nel campo dello “spettacolo” mi ha insegnato qualcosa che vorrei condividere.
Ho scoperto infatti che il ruolo dell’attore, può anche “non essere” l’asse portante in una pièce teatrale.
Credo infatti che la parte più importante sia il pubblico, oggi più esigente e preparato (forse annoiato a causa della televisione?).
Andare a teatro è, a mio avviso, un’attività tanto banale (chi non ha 5€ e una sera libera per andare a vedere uno spettacolo nel teatro vicino a casa?) quanto stereotipata (alzi la mano chi non si è “vestito bene” per andare a teatro…io no…).
Credo che chi ci va, abbia una certa mentalità e si aspetta situazioni che in realtà, in precedenza ha già vissuto.
O forse solo io ho trovato noiose le persone sedute vicino a me?
Magari lo spettacolo può pure piacere, si possono provare delle forti emozioni. Ci si sente circondati da molti aspetti famigliari all’interno del mondo teatrale, nella sua definizione più classica, nella sala d’attesa come nella platea. A volte succede che si venga coinvolti dall’attore in qualche maniera, mi piace l’idea di venir coinvolto durante uno spettacolo.
Confesso che c’è differenza tra persone coinvolte in un teatro e quelle che ho visto nella sinagoga di Deidesheim in Germania, mia ultima esperienza fatta ad un simposio sulla ceramica (?!?), con gli amici di Sprout Art. Gli occhi, le espressioni e le facce sono totalmente differenti, le persone sono elettrizzate alla follia, chi si sarebbe aspettato di intervenire direttamente e di divenire i protagonisti principali di una storia? Nessuno era cosciente di aver costruito un percorso! Eppure io lo sapevo. Ed è stato davvero eccitante e sorprendente per me!
deidescheimE sapete qual è la cosa strana? Che non lo credevo o non lo sapevo neppure io, prima di quest’esperienza. Le persone hanno voglia di divertirsi, tornano bambini non appena possono, si spogliano dei loro vestiti, dei loro credi, del loro ceto e si inchinano ai miei piedi, come è realmente successo.
C’è forse la necessità di uscire dall’ambiente “teatro”? Non è una questione di chi dice che non si va più a teatro, ma il “come si affronta la serata” che fa la differenza, con che stato d’animo.
A questo punto direi che, se non sono più le persone ad andare a teatro, sarà il teatro che dovrà andare dalle persone!
Ma in che maniera? Semplicissimo…troveremo il teatro in posti che non ci aspettiamo, per strada, in un bosco, dentro ad una sinagoga dove sono state sterminate migliaia di persone ai tempi del nazismo, per fare qualche esempio.
Si lo so, non è assolutamente una novità, ma oggi penso sia diventata un’esigenza e un’opportunità da cogliere.
In questa maniera attori e spettatori sono messi sullo stesso piano, mi sono sentito così in Germania, più emozionato di uno spettatore, a fine spettacolo.

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