Neolaureata con esperienza – Alessia Bottone

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Cari giovani, non arrendetevi mai! Questo è il messaggio che ci vuole dare Alessia Bottone, scrittrice di Verona, nel suo primo libro Amore ai tempi dello stage. La vita lavorativa al giorno d’oggi sembra influenzare la vita privata di ognuno di noi, Alessia sa bene questo e ha voluto farci vedere che grazie a carta e penna, anzi per restare in tema di post neo-romanticismo, pc e mouse, sta girando tutta l’Italia per presentare il suo di lavoro.

1) Alessia, cosa significa per te essere una scrittrice?
Non saprei anche perché non mi sento davvero una scrittrice. Mi spiego meglio. Sento di aver pubblicato un libro interessante capace di far ridere e sorridere che, almeno a livello mediatico, sta avendo un certo successo. Sono riuscita a farlo arrivare in molte librerie Feltrinelli, lo si può acquistare online chiamando personalmente i responsabili dei negozi o inviando loro materiale per auto promuovermi. Ma, c’è un ma. Mi sento impotente quando ricevo email nelle quali i miei lettori e potenziali lettori mi spiegano che non hanno trovato il libro, non glielo hanno lasciato ordinare etc, che si tratta di una piccola casa editrice, di un nome sconosciuto. Non racconto nulla di nuovo se dico che il percorso di uno scrittore emergente è un campo minato ricco di ostacoli e insidie, certo è che se chiediamo ai giovani di reinventarsi poi dobbiamo permettergli di farlo altrimenti sono parole al vento.

Alessia Bottone2) Il tuo primo libro parla di amore e precarietà, quanto rispecchia il tuo modo di essere?
Al 100%! Io mi sento precaria persino quando devo prenotare una visita medica, figuriamoci nella vita! Non riesco a programmarmi le settimane e i giorni perché passo da un contratto all’altro, da un’azienda all’altra che si aspetta che io sia disponibile a volte con un preavviso di un paio di ore. Per fortuna mi accontento di pochi soldi e non ho grandi spese così posso permettermi di restare ancora un po’ in Italia e vedere se ci sarà un happy end. Non si tratta di essere choosy, ma siamo diventati carne da macello, numeri per l’esattezza. Per quanto riguarda l’amore precario sicuramente in passato mi sono sentita un po’ in balia del vento in costante conflitto fra l’andare e il restare ma resto un’ottimista. Ricordo una conversazione con un mio amico che da tempo ha deciso di lasciare il Belpaese per cercare fortuna oltreoceano. Mi disse “ Alessia, e se poi incontro una ragazza e devo tornare in Italia perché mi scade il contratto”- Bella domanda, anche se la mia risposta è sempre la stessa: “Tu inizia ad innamorarti, poi il resto si vede”

3) Qual’è stata la fase più difficile nella stesura del libro?
In realtà durante la stesura non ho riscontrato nessuna difficoltà, mi sentivo un fiume in piena, felice di poter mettere nero su bianco i miei pensieri. Dicono che sono davvero brava a far ridere la gente e sdrammatizzare, si insomma sono una sorta di pagliaccio. Le difficoltà sono arrivate dopo durante la fase di promozione. Devo dire che in questo mi è servito lavorare in un call centre, sono bravissima come promoter, prendo la gente per sfinimento! Per fortuna sono stata invitata spesso in trasmissioni televisive e per una scrittrice poco conosciuta come me questo è un gran traguardo e anche una bella soddisfazione. Poco a poco le cose iniziano ad andare meglio e sto cercando di

alessia bottone4) Reinventarsi, ricercarsi, lottare: quale pensi sia la parte più difficile?
Nessuna delle tre. Credo che continuare a credere nei propri sogni e che tutto sia possibile sia la parte più difficile. Ci sono giorni in cui le porte i faccia ci buttano giù di morale, ci riempiono di dubbi arrivando così a mettere in discussione le proprie capacità. Reinventarsi oggi come oggi è fondamentale, ti permette di crescere e comprendere appieno quali sono le tue doti e cosa puoi realmente fare per te stesso e per gli altri, certo è che non vorrei che la usassimo come scusa. Parlo soprattutto della politica italiana e di tutti quei personaggi “figli della crisi” che raccontano di quanto sia facile essere imprenditori di se stessi addossando così le colpe a percorsi di studio considerati inutili. La verità è che il lavoro manca, le cause sono strutturali e il problema va risolto alla radice. Troppo facile e troppo individualista affrontare la situazione con un approccio alla “homo faber fortunae suae”

5) Perché chi fa qualcosa per la prima volta, partendo dall’inizio riceve solo critiche e pochi incoraggiamenti?
Perché vivere richiede una bella dose di coraggio, volontà e determinazione. “Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più”diceva Oscar Wilde a riguardo, ma potrei continuare con Esopo con la celebre favola “La volpe e l’uva”. Da sempre insomma l’uomo combatte contro l’invidia altrui anche se, a essere sinceri, credo che sia una prerogativa tutta italiana. Ci manca spirito di squadra ed entusiasmo e dovremmo prendere spunto dai nostri vicini francesi che non perdono tempo in futili critiche ma si rimboccano le maniche. Partecipare ed esserci è il loro motto. Tornando a noi, ho visto tanti “criticoni” arrendersi. L’entusiasmo è contagioso, l’importante è che ci sia sempre qualcuno a dare il la, poi le cose si avviano.

6) Cosa rispondi a chi non ti considera perché è il tuo primo libro?
Vedrai che risate che ti farai con il secondo!

7) “L’arte di chi sa reinventarsi sempre”, l’ho scritto per Alessandro Rimassa nell’intervista che gli ho fatto l’anno scorso, anche lui approdato al mondo dei libri quasi per caso, attività che però gli ha portato molta fortuna. Credi anche tu che la creatività e la determinazione siano la nostra più grande risorsaAlessia Bottone
Certo, ci credo anche perché altrimenti sarebbe un gran problema per me. Mi chiamano Black&Decker, quando mi impunto su qualcosa lo devo ottenere, in un modo o nell’altro. Ricordo che nel 2010 stavo facendo uno stage per European Women’s Lobby, una NGO di Bruxelles che mi mandava spesso al Parlamento Europeo e ad altri convegni per redigere dei report. Una bellissima emozione, soprattutto perché potevo scroccare il pranzo visto che il mio stipendio si aggirava sui 500,00 euro mensili. Una volta ad un convegno intervenne il direttore di una sezione speciale dello IOM. Era italiano. Ed io ero una laureanda che si stava specializzando in diritto di asilo. Quello era un invito a nozze. Ho lottato con me stessa, anzi contro me stessa. Volevo correre li e presentarmi solo che mi sentivo bloccata e un po’ intimidita. Poi mi sono detta “Bottone è la tua occasione, vai”. Cinque minuti dopo l’ho rincorso mi sono fatta dare il suo biglietto da visita e mi sono presentata offrendomi come stagista. Gli scrissi la sera stessa. Un mese dopo mi chiamò per un colloquio e mi scelsero come stagista. Poi ho rifiutato, ero in partenza per Ginevra per il mio stage alle Nazioni Unite. Insomma, come dice Coelho Quando desideri qualcosa tutto l’universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.”

8) Stai girando l’Italia per promuovere il tuo libro in modo completamente indipendente. Come vieni accolta dalla gente? Raccontaci qualche aneddoto.
E qui potrei aprire un capitolo intero, anzi no, potrei scriverci un altro libro. Vengo accolta sempre molto bene dai miei coetanei, meno bene dai quarantenni e cinquantenni. Mi vedono piccolina (non supero 1.60 cm), biondina, con la faccina d’angelo e pensano che sia li a dire quattro stupidaggini. E’ la parte che preferisco, adoro stupirli quando ho il microfono in mano. In genere si girano verso di me con la tipica espressione” hai capito, la piccoletta!”. Una volta ci restavo male, oggi mi diverto da morire.


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