Il rovescio della medaglia – Rita Pierangelo

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Ottobre per noi è stato il mese della donna, oggi ve ne presentiamo un’altra. Lei è Rita Pierangelo, esperienza infinita nel mondo dell’arte, specialmente nella pittura, con doti organizzative e appassionata di performance. Ah, dimenticavo, il suo animo è tanto sensibile quanto inquieto.

1) Le tue opere rappresentano molto spesso la dualismo uomo-bestia. Ma è l’animale ad essere antropomorfo, o viceversa?rita3
Le mie opere parlano di sofferenza, è una protesta contro le violenze in genere, alla donne ai bambini e a tutte le persone più deboli, e contro quell’uomo per l’appunto l’uomo bestia violento e crudele, cioè l’uomo che regredisce, involve e ritorna allo stato primordiale. Ho fatto molta ricerca su questo tema e ancora mi stupisco delle atrocità che ha il coraggio di compiere,“ a tal punto che nessun animale vorrebbe essere uomo”. Perciò rispondo alla tua domanda dicendo che è l’uomo a diventare bestia e non viceversa.

2) La tematica più forte che traspare, quindi, è quella della condizione femminile. Ci sorprendiamo tanto del burqa, penso che anche nel mondo occidentale la donna sia ancora da annoverare come “strato debole”, basta accendere una tv. Cosa ne pensi?
Si purtroppo sono d’accordo con te, e trovo a dir poco scoraggiante guardare il telegiornale ed essere bombardata da notizie infauste riguardanti le donne. Di questi tempi si parla spesso di femminicidio, semplicemente non riesco a capacitarmene. Però almeno se ne parla, ci si indigna e si riconosce il problema. Penso invece alle vittime silenziose delle violenze domestiche, senza parlare delle donne, del tutto impotenti, in dell’Arabia Saudita che non hanno ancora il diritto di guidare un auto o in Afghanistan dove è obbligatorio il burqa dalla testa ai piedi. Stiamo parlando di Italia, dovrebbe essere un paese civilizzato a pari opportunità ma l’esperienza e le mie ricerche mi hanno portato a una dura verità. La donna per quanto emancipata non è tuttora sullo stesso piano dell’uomo e non ha le sue stesse possibilità e opportunità.

3) E il video con Dipré è quindi stato un errore di giovinezza?
Nel 2006 conobbi Andrea che faceva trasmissioni di promozione in tv, e mi propose di partecipare ad alcune puntate portando i miei quadri per commentarli e presentarli. Allora era ancora interessato all’arte e si era dimostrato un critico con discrete competenze, perciò avevo accettato, ma ora le sue trasmissioni sono diventate quasi performance È diventato un mercante, vorace di attenzioni tanto da mettersi in ridicolo. Purtroppo il web è un arma a doppio taglio, racconta la nostra storia e contemporaneamente assicura che questa lasci una traccia indelebile, è stata una esperienza che ho fatto molto tempo fa e non voglio più essere associata alla sua figura.

rita24) Che cos’è l’arte secondo te, oggi? E tu, come la usi?
L’arte oggi ha perso il fattore novità. Non esiste cosa che non sia stata fatta da un artista, non esiste tema che non sia stato trattato. La gente è più aperta a sperimentarla, è curiosa ed entusiasta davanti a forme d’arte come performance e istallazioni, che recentemente hanno preso piede e stanno quasi mettendo in ombra le tecniche classiche. L’arte per me significa impressionare. Un messaggio, positivo o negativo che sia è molto più efficace a mio parere se trasmesso attraverso l’arte, perché questa suscita emozioni, che siano gioia o inquietudine, che sono difficili da ignorare o dimenticare.

5) Penso che la voglia di fare arte nasca da un’esigenza per esorcizzare una propria paura o stato d’animo. Quindi, l’arte ha un’età? Cioè, si cambia approccio col passare del tempo?
Sicuramente la mia arte nasce da paure, incubi e situazioni tragiche e violente che ho vissuto. Mi è stata molto utile, è stata una vera psicoterapia. Mi è successo un giorno di parlare con un mio amico psicologo, il quale sfogliando il mio catalogo mi fece notare come si intuiva con semplicità, la diversità dei periodi di esecuzione delle opere che corrispondeva al mio stato d’animo dello stesso periodo.

6) Che tipo di legame c’è, per te, tra pittura e arte performativa? Cosa ti spinge a voler fare performance?
Non sono molti anni che ho scoperto la soddisfazione che dà una performance, nella quale bisogna lavorare molto e spendere molta energia per avere in mano quasi nulla. È il riscontro del pubblico che mi spinge a continuare, dandomi la possibilità di partecipare alle loro reazioni e ripagandomi con grandi soddisfazioni. Le performance inoltre completano il mio lavoro, permettendomi di sperimentare metodi di comunicazione sempre più efficaci.

7) Come riesci a gestire la parte “confusionaria” della Fiera del Soco con la parte artistica?
La fiera del Soco è un evento molto importante per il mio paese, mi è stato chiesto di organizzare una piazza degli artisti e da anni siamo presenti. Certo c’è una grande confusione ma è anche un settimana per ritrovarci tra artisti e fare scambi culturali, nell’occasione espongo anche le mie opere e le mie istallazioni e porto in un paese dove la tradizione è ancora forte un po’ di arte contemporanea. Le reazioni sono spesso ottime, di meraviglia e a volte di stupore, certo non mancano le critiche di chi ancora non vuole affrontare alcuni temi e non tollera alcune provocazioni.rita1

8 ) La tua installazione alla Fiera, riguardava “gli invisibili”, ossia i bambini che tutti i giorni muoiono in tutto il mondo. Mi piace l’approccio dell’opera, non ho trovato però una continuità del messaggio. Avrei voluto far qualcosa per quei bambini in qualche maniera.
La mia arte abbia proprio l’intento di sensibilizzare le persone sui problemi sociali, e in questo senso credo e spero che stia già facendo qualcosa. Se oggi davanti all’istallazione “gli invisibili” qualcuno si ferma a riflettere sui 18.000 bambini che ogni giorno muoiono di fame o sui 60 milioni di bambine mai fatte nascere per la sola colpa di essere femmine, forse un giorno deciderà di fare un passo concreto, di fare carità, di sostenere qualche associazione benefica, magari attraverso adozioni a distanza o sostengno verso le associazioni che forniscono aiuti umanitari. Certo è un piccolo passo, ma per qualcuno di questi bambini di certo farà la differenza. Siamo una goccia d’acqua nell’oceano, ma l’oceano è fatto di gocce d’acqua.

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