Nati sotto una stella nera – Francesco Castellani

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Comincia così la mia prima esperienza di recensione, con questo che sembra essere lo slogan del film Black Star, di Francesco Castellani. Ma questa “recensione” vuol essere qualcosa di più, vuole essere un momento di riflessione, fatto addirittura assieme al regista e a parte del suo entuorage. Sono andato sul campo, a Roma al cinema Adriano alla prima del film, ancora una volta con gli amici di Sprout Arte. E ho portato a casa quanto segue.

La guerra fa schifo.
Lo sanno tutti e lo dicono tutti.Francesco Castellani
La guerra permette all’essere umano di dare sfogo ai comportamenti più biechi, malvagi e disgustosi che si possano immaginare.
Ma come nasce una guerra? Dove nasce? Chi sono i protagonisti?
Tutti noi nella nostra vita quotidiana, creiamo, subiamo o assistiamo ad un piccolo conflitto, compreso il sottoscritto. Tutti, purtroppo, siamo portatori sani di rancore.
Una guerra può nascere in un piccolo quartiere di Roma, Pietralata, com’è rappresentato nel film Black Star, ma potrebbe anche scoppiare a Vicenza o a Catania o da qualsiasi altra parte del mondo.
I piccoli conflitti quindi sono all’ordine del giorno, ci siamo abituati, come ci vogliono fare abituare anche ai grandi conflitti, quelli che ci paralizzano davanti alla tv o quelli che vediamo su internet o ne sentiamo il bollettino via radio.
In tutte le guerre, come in tutte le favole, ci sono i buoni e i cattivi.
Spesso ci viene già detto chi sono i buoni o chi i cattivi, ma questo è un altro capitolo.
Nel film i buoni sono un gruppo di immigrati irregolari che si ritrovano a giocare in un campo da calcio. Mentre i cattivi, capeggiati da leader corrotto, ovviamente, sono i residenti del quartiere romano che rivogliono il “proprio” terreno di gioco.
liberi nantesA noi povericristi tocca fare la guerra, tocca prendere una posizione opposta ai nostri nemici, tocca odiarli.
Ma come si fa ad odiare una persona? Non ditemi perché ha il colore della pelle diverso dal nostro o perché professa un’altra religione, vero? Ne siete proprio così sicuri che sia il motivo principale?
Forse c’è qualcos’altro secondo me e questo mio pensiero è condiviso anche dal regista del film, Francesco Castellani.
Esiste una “presenza”, una presenza che ci comanda dall’alto di un’ipotetica scala sociale, esiste veramente ma agisce silenziosamente, agisce anche nell’inconscio di ogni persona.
È quella che ci da il motivo per odiare e odiarsi. E in questo film, l’odio verso lo straniero usa come pretesto un campo da calcio, un pezzo di terra insomma. Non vi pare abbia tutte le parvenze di un conflitto mondiale?
Una piccola storia di quartiere, proporzionalmente ingigantita può diventare un conflitto mondiale.
Non importa se in mezzo alle due fazioni ci sono fratelli e sorelle, genitori, parenti e amici, la guerra permette anche battaglie fra esseri umani dello stesso sangue. Non viene risparmiato nessuno, tantomeno se di carnagione della pelle diversa.
È un film direte voi, è la realtà rispondo io. Pensateci bene.
Durante la proiezione del film, ho riso e mi sono commosso, non mi capitava da molto tempo esternare le mie emozioni in maniera così forte durante la proiezione di una “commedia”. Ma i pensieri che v’ho riportato qui sopra, m‘hanno messo un senso d’inquietudine.conferenza stampa black star
Anche perché alla fine, come per magia, si scopre che siamo tutti sulla stessa barca, per un motivo o per l’altro. L’esempio del tronco sul fiume è illuminante: se stai annegando in un fiume con un tuo simile e trovi un tronco un mezzo alla corrente, per istinto ti aggrapperai al tronco e cercherai di aiutare anche quel tuo simile, anche se sai già che il tronco molto probabilmente non potrà reggere due persone e che affonderete.  Che strana la natura umana, vero?
Quindi perché nascono i conflitti?
È questo che non riesco a spiegarmi e che mi fa paura.

Trailer (italian)
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