Siete tutti dei maledetti ipotetici bastardi – Fernando Lavatelli

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Oggi vi presentiamo ancora un artista straniero, per la precisione è argentino, ma vive a Vicenza da moltissimi anni, parla anche dialetto ed è stato pure nostro vicino di casa. Nel tempo libero fa anche l’imbianchino, chissà come potrà ridipingere per bene casa vostra. Non dategli troppa corda, è matto per davvero!

1) Quali sono stati i momenti chiave del tuo percorso artistico e qual è stata la tua evoluzione (se c’è stata)?ferlavat3
Ho cominciato a fare scarabocchi come tutti noi ai 3 anni, dopo disegnavo copiando i fumetti o mi piaceva da piccolo disegnare delle macchine di corsa, provavo come tutti i bambini un piacere enorme per la creazione di qualcosa di nuovo, qualcosa di mio. Circa a 12 anni ho scoperto a casa mia un libro di pittura che era di mia madre, dopo di guardarlo tutto sono rimasto affascinato da un dipinto di Van Gogh, La stanza.
Mi sono comperato dei colori e lì ho cominciato a dipingere. Per me in quegli anni esistevano solo gli impressionisti, non conoscevo altra pittura, è un po’ come a chi piace il Rock & Roll o il blues, e non vuole sapere altro.
A volte nel processo d’un artista ci sono dei periodi dove è necessario tornare un pò indietro, alla nostra essenza e cercare nei primi passi la nostra identità.

2) Nei tuoi quadri non appaiono concetti che si rifanno alla contemporaneità e ad alcuni trend artistici in voga oggi. Che cosa vuoi dirci allora?
Credo che ho influenze a volte inconsce di molti pittori, dagli impressionisti agli artisti della pop art, passando per i surrealisti e i cubisti o delle cose che ho visto per strada.
Un artista va accumulando immagini che restano fisse nel suo inconscio,e che dopo le tira fuori senza sapere da dove provengono. Certo che il mestiere di qualsiasi artista è dare una forma leggibile a queste immagine in modo che lo spettatore gli possa capire.

ferlavat13) Qual’è il tuo approccio con una tela?
Di solito comincio a dipingere senza una idea previa, piuttosto mi lascio portare per le prime pennellate e vado avanti, cercando sempre una certa armonia nel senso formale della pittura, senza pensarci troppo finché arrivo a un punto dove sento che il dipinto è pronto e che non conviene aggiungere niente, perché aggiungere vuol dire anche coprire o cancellare qualcosa che hai fatto prima. Invece nei ritratti è diverso, perché lì cerco la identità del personaggio su tutte le cose, e dopo la parte estetica o formale.

4) Com’è la vita da espatriato? (com’era forse…). Raccontaci la parte personale e anche alcuni aneddoti.
Tu sai che io vivo in Italia da molti anni, e non mi sono mai sentito uno straniero (o uno estraneo)  anche se questo paese non è uguale al mio, ha molte cose in comune, perché la Argentina ha una cultura molto simile a questa già che è stata fatta praticamente dagli italiani, e io provengo da una famiglia di immigranti italiani.

5) Quali difficoltà hai trovato nel campo artistico in Italia?E che differenze ci sono con quello in Argentina?
Credo che ormai non ci siano molte differenze, le difficoltà sono sempre tante, ci sono molti artisti qua e là, e tutti cercano una spazio per farsi conoscere. Poi dipende molto delle opportunità che puoi avere, dei contatti, o delle persone che sappiano apprezzare quello che un artista sa fare.
Ma purtroppo c’è sempre il business e la speculazione, allora l’arte si trasforma in un prodotto per il mercato, come potrebbe essere una sedia antica o un manoscritto del XVI secolo. Se non solo in un oggetto decorativo di quattro soldi per appendere in salotto.

6) Hai avuto esposizioni in Spagna, Portogallo, Argentina, Brasile,Italia…ti senti un artista internazionale?ferlavat4
Non lo so…mi piacerebbe, forse in parte lo sono, oggi con la globalizzazione e internet a volte è più facile farsi conoscere. Non sono un artista nazionalista, sai, uno che vuole imporre una certa cultura. Sopratutto mi sono sempre sentito un cittadino del mondo, mi interessa conoscere un po’ tutte le culture e il modo migliore per farlo e viaggiando dove sia possibile. Ad esempio sempre ho avuto una buona accoglienza nel Brasile, un paese che amo molto, una gente fantastica, molto aperti e molto sensibili al arte in tutte le sue forme.

7) Scrivi anche delle poesie, le ho lette, parlano di tristezza e di solitudine, ma fanno anche pensare.
Certo,mi è piaciuto sempre scrivere e soprattutto leggere, ma non sono un intellettuale, credo che sono abbastanza grezzo e disordinato nelle letture. Ho scoperto la poesia grazie a un disco di Spinetta, cantautore argentino, musico e poeta, ispirato a Antonin Artaud, e dopo ho conosciuto le poesie di Pablo Neruda e i libri di Julio Cortàzar, i suoi racconti mi hanno cambiato la vita. E come dicevo prima, un artista ha sempre le influenza di tutti gli altri artisti del passato, a volte senza rendersi conto, queste lettura cominciano a far parte sé stesso e lo trasformano con il passo degli anni.
Adesso ho finito di scrivere in spagnolo un libro di racconti brevi, che si chiama “Hipotéticos canguros”, mi piacciono perché sono drammatici e comici allo stesso tempo.

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