Il teatro come la vita: improvvisazione e disciplina

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Il titolo di oggi sembra scovato da un vecchio libro di teatro, in realtà vorremmo solo condividere con voi lettori alcune esperienze fatta da QNèA nei teatri di Londra, dando risalto all’esperienza più incredibile fatta fin’ora frequentando una classe di teatro un paio di settimane fa.

theatrepublondonPremetto che, per chi ci conosce e per chi sa il nostro pensiero, non vogliamo dire che Londra sia migliore, è solo differente dalla nostra cara madre patria. Faccio un esempio: qui molti teatri si trovano nel piano di sopra di un pub, letteralmente! Quindi una normale persona esce a bere una birra con gli amici, poi ad un certo punto sale le scale per andare a vedere una performance al teatro (solitamente un’ora, ndr) e poi ritorna per farsi un’altra birra con gli amici e finire la serata in compagnia. Cos’è cambiato quindi rispetto ad una serata al bar rispetto ad una normale serata a Vicenza? Quasi nulla, sennonchè quell’ora in cui siete andati a vedere uno spettacolo!
La differenza è che qui piace per davvero, la gente ci va perché è appassionata e si diverte. Non esistono teatri parrocchiali o teatri gestiti da millenni sempre dalle solite compagnie, qui si cambia ogni weekend! La maggior parte di questi teatri è frequentata inoltre da persone che oseremmo definire “normali”, che non si tirano a lucido per una serata a teatro, ma escono con l’intenzione di bersi una birretta in compagnia. Come si fa a Vicenza e come si fa in tutto il mondo (dove si può andare al bar a bere alcolici ovviamente). Questo significa che il teatro e l’andare a teatro fa parte della cultura, la cultura è parte integrante della società, è normale andarci, hai addirittura uno sconto sul cibo se ci vai!theatrepub

Nel teatro poi ho scoperto che anche a Londra esiste l’umanità, la semplicità e l’amicizia. In una città così grande e così frenetica, uno dei dubbi che ci assillava di più era la preoccupazione di non trovare dell’umanità in questa società prevalentemente orientata al business e alla ricerca di un’identità troppo difficile da trovare. Invece, al corso di Anna Scher abbiamo scoperto che le persone semplici esistono anche qui, che la città divora le tue energie, ma se riesci a catalizzarle nella maniera giusta, Anna ti insegna che puoi farcela, ti fa parlare di te stesso agli altri, ti fa parlare della tua intimità, ti mette in relazione con gli altri in maniera semplice, parlandoci e addirittura rendendoteli complici. Così facendo ognuno si lascia andare dopo un po’, il tempo si diluisce e tutti diventano tuoi amici. Anna c’è ma non si vedere, lei è come il ragno che tesse la ragnatela di queste interazioni tra le persone, senza farlo notare o pesare, è come la sarta che rammenda un paio di calzini rotti, lei detta i tempi senza che nessuno se ne accorga, segna punti di incontro tra persone che forse non si sarebbero mai potute conoscere e poi infine grazie a queste relazioni che si rafforzano col passare dei minuti, lascia che ognuno si esprima alla propria maniera, secondo la propria personalità.

Il teatro come terapia, il teatro come svago, il teatro come punto di incontro. Questo ci manca.

annascher

 

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