Late at Tate: quando il museo è la scenografia

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Ciao a tutti ragazzi! Rieccoci con un nuovo racconto sul connubbio Arte e Non Arte. Arte, nel senso istituzionalizzato della parola, e non arte ossia quella underground, meno visibile ma più spontanea e diretta. Che poi, qual è la vera differenza? Ma, semplicemente il dove e il come poter “cibarsene”.
La cosa bella è che in questa città ci sono situazioni dove Arte e Non Arte vanno avanti in parallelo.

Ad esempio alla Tate Britain, un museo di arte moderna e contemporanea che fa parte del circuito Tate (comprende anche la Tate Modern, la Tate a Liverpool e a St. Ives).
Ogni primo venerdì del mese (circa) alla Tate Britain viene organizzata una serata, chiamata appunto Late at Tate, dove, non solo il museo rimane aperto fino alle 22, ma vengono organizzati degli eventi o performance nello spazio museale, legati a particolari temi o artisti. Lo scorso venerdì 7 febbraio la serata era dedicata a nuove forme d’espressione artistica attraverso film, musica elettronica e artisti digitali.

Parto a raccontarvi la parte che mi ha entusiasmato di più: il GIF party. In pratica è stato chiesto ad artisti digitali, membri della community di Tumblr e giovani artisti della Tate Collective di ripensare sotto forma di GIF alcuni quadri del 1840 appartenenti alla collezione della Tate. Quindi cosa succedeva? Entravi in questa stanza, alle pareti vedevi i quadri originali ed in mezzo alla stanza le GIF, proiettate in TV anni ’80 e ’90. Geniale!

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[ps: ovviamente non serve dirvi che chiunque avrebbe potuto partecipare mandando la propria GIF personalizzata]

Proseguiamo nel racconto della serata, nella sala principale si poteva accedere ad un bar esclusivo, ballare e vedere delle proiezioni a ritmo di musica curate da una collettiva, Stööki collective ispirate dalla visione di John Martin. Non mi faceva impazzire, ma magari ero ancora persa nel GIF party. 

late-at-tate-Stööki-collectiveC’era poi tutta una sala dedicata ai film che però era già al completo quando siamo arrivati noi, curata dal Little White Lies magazine

Lightbox-cinema-late-at-tateInfine, un paio di laboratori legati al film-making. Il primo organizzato da Clapham Film Unit, dove invitava il pubblico a trovare oggetti “dimenticati” nelle diverse sale del museo per poi realizzare un piccolo corto.
Il secondo gestito da LightBox Cinema sull’interazione tra il pubblico e la pellicola 16mm: si poteva colorare e mettere del proprio su alcuni pezzi di pellicola, che poi sono stati uniti per avere un effetto “rivisitato” pieno di colori e di nuove interazioni (a breve disponibile nel loro blog).

Tutto questo si gestiva all’interno del museo, per arricchiere la mostra permanente lasciando la libertà di ballare, ascoltare musica e visitare creando una nuova esperienza artistica. Perchè a volte, chiudere i musei alle 18 non è sempre (e solo) una buona idea.

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Ah, dimenticavo. Prima di uscire sono passata vicino ad un Totem dove veniva presentato il Concorso IK 2014, che si pone come scopo la premiazione di un’idea per creare un’esperienza artistica attraverso il mondo digitale. In altre parole: creativi digitali, come promuovereste la Tate e la sua collezione da un punto di vista digitale? Cosa fareste per favorire la contaminazione  tra arte e mondo digitale e creare cosiì una nuova esperienza per il visitatore? Si potevano votare i tre finalisti. Mi erano piaciuti molto il progetto dei The Workers After Darknon solo perchè uno di loro è italiano ovviamente, ma perchè si propongono di creare un’esperienza di visita online di notte, attraverso dei robot posizionati nelle diverse gallerie, secondo un percorso prestabilito e sulla base delle diverse opere con cui interagiscono, per trasmettere poi live le loro avventure. Tutti e tre a dire la verità erano molto interessanti, ed anche quello che ha vinto.   

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