Mizgin Müjde Arslan – Dipende

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Quando abbiamo incontrato questo regista allo Juno durante la programmazione dei shorts on Tap, abbiamo provato una sensazione speciale guardando il corto, e per noi è stato naturale scambiare la nostra opinione con lei subito dopo averlo visto. E ora ve la vogliamo presentare. Si chiama Mizgin Müjde Arslan ed è dalla Turchia, o dal Kurdistan, dipende.

mizgin41) Puoi descrivere la storia del tuo corto, Asya
Asya è la storia di una bambina curda che vuole andare a scuola. Ho voluto mostrare la sia vita di tutti i giorni ed i suoi sogni, nel villaggio dove vive, in una sorta di film-documentario.

2) Dici che è la storia della tua vita, della tua giovinezza…ma come sei riuscita a fuggire?
Ho sempre creduto che esiste sempre una via d’uscita, una nuova realtà e una nuova vita. Devi solo credere in te stesso senza arrenderti. Se continui a percorrere la tua strada per seguire il tuo obiettivo ci sarà sempre la possibilità di trovare qualche buon amico lungo il cammino.

3) Il tuo corto è stato visto dalla gente del tuo Paese? Quali reazioni hanno avuto, i vecchi ma soprattutto i giovani maschi tuoi coetanei?
Molte cose sono cambiate da quando ero una bambina, purtroppo ci sono ancora molti anziani che hanno questa “prospettiva” della vita. Sono ancora convinti che l’esistenza di una donna sia un dono del suo uomo. Vogliono che tu, donna, sia la serva del tuo fratello, di tuo padre, del tua marito. Asya è un film reale e semplice allo stesso modo, l’ho usato per esprime il lato negativo del sistema patriarcale del mio paese.

mizgin_asya4) L’ultima frase del corto mi è rimasta davvero impressa, “ a 14 anni la maggior parte delle tue coetanee hanno un marito”, come si sente una donna a cui viene formulata tale sentenza?
Ricordo molto bene il loro approccio nei miei riguardi quando ho avuto la mia prima mestruazione, il passaggio da bambina a donna è stata un’esperienza traumatica. Penso la colpa sia imputabile ad un misto tra tradizione e religione. Vieni considerata una donna solo dopo la prima mestruazione anche se sei ancora un’adolescente. Vogliono che tu ti comporta da donna. Molte ragazze si fidanzano anche a 12, 13 anni. È una normale tradizione in alcune parti del Kurdistan.

5) Puoi raccontarci un po’ di vicissitudini socio-politiche del tuo Kurdistan?
Storicamente e politicamente la situazione è sempre stata caotica. Ci sono stati conflitti fin dalla nascita dello stato. Un cittadino si trova in una continua lotta tra due lingue, tra due indentità e tra religioni diverse. Da piccola il mio nome era solamente Mizgin, che in curdo significa “buone notizie”. Quando ho cominciato ad andare a scuola, ho avuto bisogno di avere un documento d’identità, e il nome che apparve fu Müjde, ossia la traslitterazione in turco del mio nome reale, senza cambiarne il significato. Hi vissuto con questo nome che reputo fasullo per ben 20 anni finché non mi sono appellata alla corte per avere anche il mio vero nome nei miei documenti ufficiali. Quindi ogni cosa ha due faccie, quella vera, autentica e quella finta, di facciata.

6) Ho letto che nel febbraio del 2012 hai subito un arresto, cosa ti è successo dopo? E come sono avvenuti i fatti prima?
Il mio ultimo documentario “I Flew You Stayed” raccontava la mia storia, più intima, mentre stavo cercando il sepolcro di guerra di mio padre, che non ho mai conosciuto. Sono rimasta sotto custodia per quattro giorni prima del lancio al Film Festival ad Istanbul. Ovviamente non è stata un’esperienza gradevole ma mi hanno rilasciata dopo che il pubblico ministero aveva visto il film. Non era un film propagandistico, era solo il punto di vista dei membri femminili di una famiglia curda che avevano visto andare in guerra il padre-marito.

7) Non ti spaventa ciò che stai facendo?
Sin da quando ho cominciato sapevo che la storia di mio padre era un taboo, il tutto aggravato dal fatto che siamo di origine curda. Devo affrontare mille difficoltà, ma è grazie a questa sofferenza che l’arte si propaga, testimoniato dal fatto che ogni anno ci sono molti nuovi registi curdo che realizzano film e documentari. La loro storia non è mai stata raccontata o è sempre stata manipolata, ora finalmente possono esprimere la loro opinione sui fatti storici o fatti di vita vissuta.

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8) Pensi che un progetto come il tuo possa arrivare anche nel grande schermo? Tu vuoi questo? Come pensi la possa accogliere l’opinione pubblica un grande progetto (o una collettiva) di questo genere.
Sto per finire il mio nuovo short film, “Maybe Tomorrow” e sono lavorando in un nuovo progetto “Blue Moon for Margery” che è stato scritto dal mio amico Tim McBride. Quando ho letto il copione l’ho trovato molto toccante. Aveva uno stile molto simile a quello mio degli inizi e affrontava le stesse tematiche, e gli ho chiesto se potevo girarlo. È la storia di una ragazza inglese che festeggia i suoi 18 anni. Penso che enfatizzi il fatto che l’”essere umano” percorra le stesse strade in qualsiasi parte del mondo tu ti trova, con le sue gioie e i suoi dolori.

 

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Trailer of Asya – Mizgin Müjde Arslan

Premio internazionale Mirella Garetti

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