Viva l'arte per chi (se) la mette da parte

Browse By

Ciao ragazzi!
Volevo scrivere queste poche parole sul fatto credo molto grave successo ieri.
Per tutti quelli che non si sono accorti di nulla, il Corriere della Sera, uno se non il più autorevole quotidiano italiano ne ha combinata una grossa, tutto in seguito ai gravi fatti successi a Parigi relativi al settimanale Charlie Hebdo.

Vignetta di Leo Ortolani

Vignetta di Leo Ortolani

Ha “raccolto”, per non usare parole più forti come rubato o usurpato, delle vignette pro Charlie Hebdo dei maggiori fumettisti italiani senza nessun permesso per poi pubblicarle in un libro in vendita. Per fortuna la magica penna di Ortolani, per capirci il papà di Ratman, ha subito denunciato la cosa attraverso la sua pagina Facebook e così anche altri hanno riportato la cosa anche attraverso altri magazine online. Il direttore, Ferruccio de Bortoli, si è giustificato dicendo che il libro è stato pubblicato per beneficenza e che sono stati riconosciuti i diritti di quelli che hanno partecipato. Il problema è che appunto loro non sapevano di farne parte e credo che qualcuno non fosse molto d’accordo.

Ma di cosa stiamo parlando? Del principio del diritto di autore, per il quale, se si vuole usare o condividere il lavoro di qualcun altro, almeno dovrebbe venire chiesto, autorizzato e retribuito. Almeno, nella musica succede così e la SIAE viene pagata dagli attori del settore proprio per questo motivo.
Ma qui la storia sembra diversa. Il fatto è che se si porta a casa propria un prodotto o un bene fisico che prima era disponibile in strada a disposizione di tutti, la storia è molto più difficile da capire rispetto ad un muro chiuso in uno spazio privato che magari puoi prestare o noleggiare a qualcun’altro.

Il fatto è che in Italia, l’arte, nel momento in cui viene condivisa, viene abusata e l’artista non più riconosciuto come autore di opere con un valore ma come un individuo creativo al quale si possono chiedere dei favori, tanto “sei bravo”.
Ecco, questo è un modo di pensare che non fa bene nè all’arte nè all’artista. E non fa bene nemmeno a noi che rimaniamo fermi a non capire quello che rappresenta l’arte condivisibile per tutti, sia online che offline.
Non capiamo cosa significa poter apprezzare le opere esposte ad un museo oppure le vignette condivise su Facebook perchè nessuno ci ha mai insegnato a capirne il valore. Tant’è che lo fa anche il maggiore quotidiano italiano, quello che contraddistingue con la C di copyright tutti gli articoli redatti dai suoi giornalisti.

Non meravigliamoci poi se i loghi delle aziende sono simili tra loro e se nessuno pensa che fare il grafico o l’illustratore sia un lavoro che prevede uno scambio monetario.

Come combattere tutto ciò? Con l’informazione, maggiore arte, maggiori artisti e maggiore cultura, affinchè tutto venga reso disponibile a tutti e non solo ad una piccola élite di persone che decidono di mettere libri, sculture e quadri nei propri salotti, rubandoli o pagandoli.
Per fortuna sembra che la storia dell’arte nelle scuole non sia ancora stata abolita.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *