Viaggio nell'arte Georgiana in 8 tappe

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Una delle cose che ci piace di piú di Londra é l’enorme ventaglio di opportunitá per imparare un po’ di piú del mondo che ci circonda, dal momento che si tratta si di una cittá multiculturale, ma anche di un hub fondamentale per tutti quelli che vogliono far vedere quello che fanno e tutti quelli che cercano di imparare qualcosa in piú.  Il RichMix é uno dei nostri posti preferiti per ascoltare nuova musica, vedere nuovi approcci e fare nuove e particolari esperienze.

Un paio di mesi fa ci siamo affacciati all’arte contemporanea Georgiana grazie alla mostra “Heritage”  organizzata dal’associazione Dash Art.  E’ così’ che abbiamo conosciuto Levan Mindiashvili, artista & curatore nato in Georgia ma ora a New York, e Tato Akhalkatsishvili, artista georgiano residente in Georgia.

Leggi la nostra intervista a Levan e scrolla poi il mouse più’ sotto per leggere le risposte di Tato! 

1) Dal punto di vista di curatore, qual è il significato della mostra “Heritage”?
L’idea iniziale del progetto HERITAGE era appunto per analizzare appunto il “Patrimonio”.
Gli artisti erano liberi di scegliere il significato, tuttavia, avendo giá un’idea dei loro lavori, mi aspettavo che venissero scelti due filoni: il patrimonio storico intrecciato a memorie personali oppose storie biologiche, quasi genetiche.

Fin dall’inizio degli anni 90, come ogni Paese post-sovietico, uno dei problemi principali della societá Georgiana é stato quello di ridefinire e ricostruire la propria identità storica. Il riferimento a questi tentativi si può ricondurre alla storia antica e alle tradizioni ma non a storie del passato recente.
Con questo progetto volevamo innescare un approccio critico a questi pensieri ed inoltre analizzare gli eventi e le situazioni storiche in cui siamo nati e ci siamo formati come persone.

Levan-Heritage-exhibition-London-Georgian-contemporary-art 2) Come designer, ci spiegheresti il progetto UtaLevan?
UtaLevan nasce come duo creativo (assieme a Uta Bekaia, anche lui artista Georgiano residente a New York) per fondere le nostre esperienze artistiche: visual arts, performance e moda. Entrambi siamo molto interessati a progetti interdisciplinari dove tutti i mezzi possibili vengono usati ai fini di creare un significato univoco. Creiamo progetti che prendono forme diverse: performance, installazioni, video, stampe in edizioni limitate ed oggetti oppure semplici T-shirt.
Tendenzialmente, entrambi lavoriamo ai nostri progetti separatamente, ma qualche volta, abbiamo delle idee che richiedono l’apporto di entrambi ed é qui che arriva UtaLevan.

 3) Come pittore, perché hai detto che quando sei all’estero i tuoi lavori rispecchiano ancora di piú le tue origini? E qual è la differenza tra chi resta?
La prima cosa che fai quando ti ritrovi in un ambiente (societá o Paese) che é nuovo o diverso dal tuo, inizia a porti delle domande: chi sei, da dove vieni e come puoi relazionarti, quali sono le differenze o le somiglianze. Cercare di trovare delle risposte a queste domande puo’ rivelarsi un processo continuo e questo é stato per me quando mi sono trasferito a Buenos Aires. Infatti tutti i miei lavori, principalmente performance, di quel periodo sono relativi a queste domande. Questo é infatti il motivo che mi ha fatto venire l’ispirazione per  “Heritage”. Per me é stato molto utile, oserei dire vitale per prendere le distanze dal mio Paese, dalla cultura e dalla societá ed analizzare tante cose in modo chiaro e preciso.

dash-art-night-interview-rich-mix4) Come attore, credi che sviluppare competenze in aree artistiche diverse sia la direzione dove sta andando l’arte contemporanea?
Credo che noi artisti stiamo vivendo un periodo pieno di sfide. Oggi é praticamente impossibile dire quello che E’ ARTE e quello che non lo é, tutto puo’ essere considerato  arte, a seconda del contesto dove questa é inserita. Sembra inoltre quasi impossibile definire quello che sará il futuro dell’arte o come sará tra una decina d’anni. Le frontiere tra discipline diverse sono indistinte lasciando la libertá agli artisti di vedere e svegliere ambienti diversi, e di sentirsi meno identificati con il significato di quadro, scultura o illustrazioni. Ma, allo stesso tempo, un altro grande numero di artisti é interessato alle discipline tradizionali e cerca di sviluppare la propria esperienza all’interno delle barriere tradizionali e sicure costruite nel tempo.

5) Dal punto di vista umano, perché hai detto che se rifiuti il passato, non puoi far parte del futuro e quindi non puoi crescere e svilupparti come persona? Ci piace un sacco questo concetto, magari puoi spiegarcelo un po’ meglio.
Ho usato questo concetto la prima volta durante la conferenza sullo stato attuale della societá contemporanea in Georgia. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, la Georgia é diventata uno Stato indipendente che voleva ispirarsi all’Occidente e all’Europa, dimenticando in un baleno i settant’anni di storia sovietica. Ci sono stati dei tentativi per demolire ogni traccia di quel periodo. La principale preoccupazione era quella di far vedere le cose come occidentali o europee, qualsiasi fosse la loro idea in merito. E’ a questo che mi riferisco: senza analisi profonde, senza lavorare su un nuovo pensiero, nuovi approcci e sistemi di valori, ma solo su visioni superficiali, non ci sará nessun risultato.
Semplicemente ignorando il passato, senza cercare di trovare i problemi e risolverli, non si può tentare di costruire una nuova vita, una nuova società o un nuovo Paese.

3 domande a Tato Akhalkatsishvili

Tato-Akhalkatsishvili-Heritage-exhibition-London-Georgian-artist1) Come hai scoperto di voler diventare un artista? Crediamo che a quel tempo la Georgia non fosse molto aperta all’arte.
Dipingo da quando ho dei ricordi, quindi da quando ero molto piccolo. Credo tuttavia che il fatto che mio nonno lavorasse il vetro sia stato molto importante per me, mi ricordo che il suo studio era un mondo magico per me, tutti i materiali e gli attrezzi mi guidavano ad un approccio totalmente diverso ed affascinante. Non mi sono mai chiesto che cosa sarei diventato, ma so che sarei stato un artista.

2) La situazione che hai raccontato al Rich Mix, ossia il fatto che nessuno dopo il 1989 abbia veramente reagito al cambiamento ed ognuno stesse ancora vivendo la propria vita come prima, sembra proprio la situazione che vediamo in Italia. Credi sia qualcosa che la cultura e gli artisti siano in grado di cambiare?
Si credo che gli artisti possano innescare i cambiamenti, ma prima di tutto il Paese. Credo il governo dovrebbe aiutare poiche’ l’unico meccanismo di cultura rimane il Ministero della Cultura e questo organismo dovrebbe avere come priorita’ la promozione dell’arte e della cultura.

3) Qual è il ruolo di un artista che vive in Georgia nel 2015?
Per me, e la mia é veramente un’opinione personale, credo che un artista in un Paese post-sovietivo dovrebbe tentare di liberarsi il pi’ possibile da tutti questi vecchi stereotipi. Questi cambiamenti influenzeranno sicuramente l’opinione pubblica e credo potranno ispirare un mondo più aperto, ed un modo di pensare più libero ed alternativo, cambiando la percezione della realtà e del mondo.

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Dash Cafe’ @ Rich Mix evento di presentazione
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