Adam Gray – Chi ha detto che a Londra è facile essere un artista?

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Cosa significa essere un artista a Londra? Come sono cambiate le cose negli ultimi 20 anni? Londra è ancora una delle città più gettonate dagli artisti?
Questa settimana abbiamo incontrato Adam Gray, pittore londinese con uno studio nel complesso artistico Southgate Studios (che comprende 12 studi nella zona Est di Londra, tra Hackney e Islington) vicino a Regents Canal, per sapere di più dei suoi lavori, della sua esperienza e dei suoi punti di vista.

Qual è la storia di Adam Gray?

Pic by Katherine Fawcett

Pic by Katherine Fawcett

Sono nato e cresciuto a Londra, con la matita in mano e con l’idea di diventare un artista. Ho studiato alla Saint Martin’s School of Art e sono poi rimasto a Londra. Dopo essermi laureato sono stato scelto  per essere inserito in un concorso nazionale importante per il quale ho ricevuto molta pubblicità ed un premio di £25000 sterline andato a John Hoyland. In seguito, la galleria Anderson O’Day mi ha notato ed ho cominciato a lavorare con loro, ricevendo delle commissioni come la realizzazione della grafica di un album dei  Pink Floyd album e la progettazione del set per un riadattamento di un’opera di Mark Anthony-Turnage per Channel 4 (entrambi, poi, non realizzati).

Tutto questo è successo prima che Saatchi iniziasse ad acquistare i lavori dei giovani laureati, quindi non era normale che il successo arrivasse già a quell’età e mi ricordo che a volte ero preoccupato perchè non avevo finito il mio apprendistato. Al giorno d’oggi c’è tantissima pressione per ottenere successo prima di aver finito il college. Sono attualmente parte di Anderson O’Day ma continuo a dipingere e a partecipare a mostre – incluse due personali a Trinity Buoy Wharf e Holborne.
Essere un artista oggi comporta avere una certa fiducia in se stessi ed un egoismo che molto probabilmente non ho, ma mi piace pensare che non sia necessario avere queste caratteristiche.

Come sei diventato un pittore “old fashion”? 
Non mi considero un pittore old fashion. Sicuramente alcune persone possono vedere la pittura come old-fashion e magari fuori moda (anche se credo abbia ancora un posto ben localizzato e rimanga una  delle forme d’arte piu’ accessibile). Punti che possono essere considerati positivo e negativo nello stesso modo per cui una canzone può essere considerata accessibile ma anche fantastica o completamente catastrofica.
Il mio processo creativo è in larga parte spontaneo. Ma ciò non significa sia veloce ed immediato. Mi piace usare una gamma diversa di colori e creare immagini in modo graduale per dare maggiore ricchezza e profondità, caratteristiche che possono mancare per lavori fatti in fretta e che fanno riferimento ad un tocco minimal. Sento subito quando i colori, i tratti o le immagini sono giuste o sbagliate e, anche se a volte va bene andare deliberatamente contro queste sensazioni, alla fine si può sempre decidere di usarle come guida.

Cerco di resistere alle categorizzazione e di seguire il mio istinto naturale, guidato da originalità ed invenzione. L’ho spesso trovato problematico nel mondo di oggi, dove troppe gallerie sembrano identificare la versatilità tecnica e immaginativa come una debolezza (perché va contro alla ripetizione e alla comunicazione di un’idea). Credo siano un punto di forza, anche se un potenziale mancato guadagno per le gallerie che cercano di vendere la familiarità e la firma di un’artista per avere un guadagno certo.

Quanto ti ha aiutato il fatto di vivere a Londra per essere un artista?
Londra è ed è sempre stata piena di artisti, gallerie e eventi quindi, ovviamente, tutto ciò aiuta molto. Il problema per molti artisti, tuttavia, consiste nel fatto che le gallerie possono confondere. Ad esempio, non visitano mai gli studi degli artisti o cercano di capire tutto quello che gira al di fuori della galleria stessa.  Quindi, quello che vedono è solo una piccola parte della realtà, rendendo la vita difficile agli artisti che tentano di approciarli e far vedere i propri lavori. Molti artisti che conosco sono demoralizzati dal poco aiuto e dall’atteggiamento dalle gallerie, e si sono anche stancati di averne a che fare.

Per 25 anni ho co- gestito (assieme ad Adrian Hemming) Southgate Studios, il complesso a De Beauvoir dov’è anche inserito il mio studio. Avendo precedentemente gestito uno studio più grande a Angel Islington eravamo abbastanza coscienti quando ne abbiamo pianificato la conversione, ed il progetto ha dimostrato di essere un grande successo grazie al senso di comunita’ e all’atmosfera di lavoro serena. Gestiamo mostre annuali che sono sempre aperte al pubblico.

Gray-Adam-Detritus

Adam-Gray-Detritus

Le tue opere sono abbastanza catastrofiche, è perchè trovi ispirazione solo nei fatti drammatici oppure cerchi di rappresentare l’animo umano durante i momenti più difficili? E perché così’ tanta negatività?
I miei lavori possono prendere molteplici punti di vista ma solo alcuni di loro possono essere considerati oscuri o “catastrofici”. Sicuramente sono interessato al fatto di comunicare un senso di paura o inquietudine attraverso, ad esempio, un piccolo fuoco in uno spazio gigante oppure attraverso i miei lavori sullo tsunami. Quella che cerco di evitare é un’interpretazione letterale, perchè quando non ci sono misteri o domande da fare il quadro diventa stupido e senza scopo. La mia immaginazione spazia verso le domande e gli enigmi e cerco di esercitare il controllo su processi caotici e di disintegrazione. In un quadro come Detritus l’insieme caotico degli elementi si contrappone alla loro disposizione ordinata nello spazio mentre in Field lo spazio abbandonato è contrastato dai colori, lasciando liberta’ di interpretazione. Non vedo i miei lavori come privi di speranza, anzi, alcuni vanno anche nell’altra direzione, solo pieni di inquietudine.

Field-Adam-Gray

I tuoi dipinti sono grandi e colorati, inoltre sono ricchi di dettagli. Sembra tu voglia esprimere il concetto che il genere umano non possa competere con la natura e che noi esseri umani siamo solo una parte dell’infinito.
Ho sempre trovato difficile non considerare il fatto che siamo tutti piccoli punti di un incomprensibile infinito. Siamo tutti terrorizzati dall’infinito, quindi ad esempio ci sono molte religioni che creano rassicurazione dietro a questo concetto. Allo stesso modo per questa idea di infinito, senza dobbio eccitante e sensazionale, abbiamo davanti agli occhi quesi tutti i giorni immagini di disastri naturali. Ho sempre giocato con questa idea di vedo- non vedo, dovuta al fatto che un utente si incuriosisca e vada a vedere il dettaglio. In questo modo, un insignificante dettaglio nel quadro puo’ improvvisamente prendere un significato totalmente diverso.

Adam Gray - Arson

Adam Gray – Arson

Com’è la vita di un pittore oggi? Quando deve vendere per riuscire a vivere in una delle città più care al mondo? Penso inoltre che la comunità artistica fosse migliore tempo fa, quando gli studi artistici non venivano smantellati per fare spazio a lussiosi appartamenti..
Beh, a mano tu non abbia delle mostre già prenotate in diverse gallerie la vita dell’artista è davvero incerta. Nonostante non possa essere io decidere ciò che è bello da ciò che non lo è, inevitabilmente molta “arte brutta” è stata pompata a discapito di molta arte buona. Non sono certo stufo di Londra, ma questa ondata di benessere e di avidità ha prodotto una serie di lavori alquanto discutibli. Anche l’arte ovviamente è stata sommersa da questa ondata, nonostante molti artisti tendano a prendere in giro questo nuovo scenario o ne voglia prendere le distanze. Collezioni e mostre private ce ne sono un sacco oggi, e danno priorità all’investimento anzichè al giudizio estetico. Sembra non si interessino altro che all’acquisto di nomi eccellenti nel mondo dell’arte o di giovanissimi artisti appena usciti dal college (o addirittura ancora studenti!) con grandi promesse per il futuro. Questo pensiero superficiale però mette in difficoltà gli artisti, diciamo di una certa età, rischiando di non venire presi in considerazione, dato il loro scarso valore per un investimento futuro. Purtroppo si tratta di una vera e propria credenza nel mondo dell’arte di oggi: se non sei considerato una promessa fin da giovanissimo, la tua carriera di artista sarà un fallimento. Ovviamente è un nonsense in quanto la storia ci ha insegnato molti casi opposti. Inoltre, voler scoprire dei talenti precoci al college è un controsenso in quanto ciò presuppone il fatto che uno studente abbia già acquisito un proprio stile, mentre per ovvie ragioni sta frequentando il college proprio per questo motivo. Ovviamente molti non ce la fanno, in quanto vengono soffocati dalla pressione che si sviluppa fin dall’inizio della loro carriera.

Adam Gray - Detritus

Adam Gray – Detritus

Il problema degli stabili artistici ri-sviluppati per il mercato immobiliare non è nuovo ma ora è aumentato notevolmente. E’ molto difficile pensare ad una soluzione senza un cambiamento nell’attitudine delle persone sulle proprietà e sulla ricchezza. Per quanto mi riguarda sono stato fortunato di essere riuscito ad acquistare un appartamento quando potevo e di essere amico del proprietario dello stabile degli studi, che non impazzisce per gli sviluppatori immobiliari..

Sulla base della tua esperienza, dove vedi la comunità artistica nei prossimi dieci anni?  
Lasciando stare gli artisti con un reddito fisso, già affiliati con una galleria di successo, credo che la comunità artistica sarà sicuramente danneggiata dai prezzi del mercato immobiliare. Già molti complessi di studi simile al nostro hanno dovuto chiudere per la sete insaziabile degli sviluppatori immobiliari e specialmente per il tipo di stabili che in genere sono convenienti per gli artisti. Inoltre, i continui aumenti degli affitti continueranno a costringere gli artisti a lasciare la capitale oppure ad avere un secondo lavoro che consuma molto più tempo rispetto a quello passato ai loro lavori. Credo tuttavia che gli artisti siano anche abbastanza forti e flessibili quindi non saranno spazzati via da un semplice tsunami di avidità.

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