L’arte e la tecnologia sono due mondi contrapposti? ‘Penso di no’ Nick Rothwell

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Lo so, è venerdî, fa caldo e non vedete l’ora di fare la valigia per passare un weekend al mare.

Ma ho una domanda che non riesco a farmi uscire dalla testa: quanto la tecnologia influenza l’arte? So che si tratta di un concetto complicate, ma anche molto interessante per me, dal momento che sono appassaionata di entrambe e credo che la contaminazione sia già qui. La tecnologia è infatti già parte integrante delle nostre vite, non possiamo fare molto senza e non credete stia anche “rubando” il ruolo all’arte per quanto riguarda la libera espressione? Oppure, quanto la tecnologia sta diventando importante per esprimerci, e non solo attraverso le parole?

Si tratta di discorsi che abbiamo affrontato durante gli eventi di Questa Non È Arte, c’è un piccolo margine di diffidenza verso la tecnologia, soprattutto da parte degli artisti ancora molto legati alla realizzazione manuale.
Ma sicuramente, non è un concetto che ho abbandonato.

Qualche settimana fa ho partecipato ad un evento sul futuro digitale organizzato e promosso da uno dei musei piu’ interessanti di Londra: il V&A. L’evento era Digital Futures: Rebooting Digital Commons e ci si proponeva di  esplorare il mondo delle community open source e quanto fossero importanti ai fini della coscienza civica, l’innovazione e il cambiamento sociale. È stato un evento molto interessante, ha toccato argomenti di diverso calibro, sostenuti da un panel di discussione  con ottimi spunti (Sarah Gold, Ele Carpenter, John Bhavani Esapathi, Nick Rothwell & Hannah Stewart)

Sono stata particolarmente colpita da Nick Rothwell ed oggi sono molto contenta di presentarvelo. Nick è un compositore, artista, programmatore e software architect e collabora con artisti in tantissimi progetti..e sono proprio contenta di parlare con lui di questi argomenti, che sicuramente incuriosiscono anche voi!

Nick-Rothwell-London-composer-programmer-artist-sound-composer-technology

1)  Sei un compositore, performer, software architect, programmatore  e sound artist. Tra tutte queste cosec he fai, quali preferisci?
Credo ci siano aspetti più soddisfacenti di altri. Il mio punto forte come tecnico è lavorare con i codici, che ritengo più un dono che un’arte, e con il quale mi trovo piu’ a mio agio che con qualsiasi altro strumento. Dal punto di vista creativo, lavoro sia nei visual che nella musica. Credo che lavorare come visual sia piu’ semplice e piu’ immediato, mentre con la musica più difficile, ma mi sento più coinvolto emotivamente e piu’ appagato.

2) Sono molto curiosa di scoprire di più dei diversi progetti a cui lavori, in particolare quelli che combinano musica e coreografia. Potresti spiegarne qualcuno?
Non considero la tecnologia come una forma d’arte, non credo nemmeno sia un mezzo, il termine è troppo generale. Mi interessa prendere aspetti relative ai computer, come i dati, il design degli algoritmi, mapping, e vedere come questi lavorano inseriti in un processo creative (visual, suoni e movimenti) e come questo processo possa diventare collaborative con artisti e combinato con altri media.
Hacking Choreography 2.0 è stato un chiaro esempio: ho preso qualcosa di teorico e formale e l’ho realizzato in modo visuale, affinchè diventasse una sorta di collaborazione. La coreografa, Kate Sicchio si occupava di una parte di coding e timelining mentre io mi sono occupato della Colonna Sonora.

Spesso,attraverso i programmi si creano dei sistemi che permettono di fare arte. Le idee vengono generate dalle machine e poi curate, filtrate e modellate in modo creativo. Il sistema può infatti essere auto-generativo, totalmente spontaneo e creare esperienze uniche Ad esempio con la Colonna Sonora di TooMortal il programma è stato creato prima di ogni suono, basato sull’intuizione che potesse essere usato per generare appunto qualsiasi tipo di suono.

Too-Mortal-Cassiel-London

3) Secondo te, gli artisti dovrebbero seguire la tecnologia e non il loro istinto creativo?
Tutte le form d’arte dovrebbero essere strutturate, altrimenti si perde il focus.
Il trucco è quello di identificare i limiti. La tecnologia viene venduta con l’idea che tutto sia possibile, praticamente l’opposto rispetto a quello che porta ad per essere creativi. Seguire degli schemi implica avere dei limiti, non c’è nulla di sbagliato in questo. Bisogna solo stare attenti alla scelta, poichè seguire limiti tecnologici puó portare a cerare qualcosa che non è solo tecnologico, magari puó esserci un messaggio, una scoperta da qualche parte.

Infine, credo che l’arte sia influenzata dai nostri strumenti, quelli che utilizziamo e quelli tradizionali sono limitati e specifici, quindi va sicuramente bene cosi’.

4) Che cosa significa per te la tecnologia? Credi che questa connessione possa ritenersi essenziale nel prossimo future?
La tecnologia va bene per la riproducibilità, l’accuratezza, la memoria, la comunicazione, l’amplificazione, quindi tutte le volte che un processo creativo ottiene benefice di questo tipo è un’ottima cosa. Non ho parlato di scelte, poichè non sono sicuro sia un aspetto creativo, o comunque è troppo facile abusarne. E no, non credo che nessuno di questi sia essenziale. Anche se la tecnologia è sempre stata vicino a noi.

Trespass-Cassiel-Shobana-Jeyasingh-Dance

5) Qual è il tuo progetto preferito?
Non credo di averne uno. Sono affezionato a TooMortal, ras goffa Bobby Sands and Troop poichè hanno portato in tour un pezzo dance combinandolo con diversi tipi di performance, molto divertente. Oppure anche Counterpoint: grande e leggero, e con una corografia molto carina..

6) Lavori futuri?
Sto collaborando con Shobana Jeyasingh su Trespass combinando la coreografia con la robotica. Avremo a breve la nostra prima sessione R&D, sono molto curioso di vedere cosa succederà..

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