Joseph Rossi: Lato B e ricerca dell’essenza

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Cari amici, senza tanti giri di parole, oggi vi presento l’artista Joseph Rossi.

Correte a vedere le sue opere esposte per Lato B | un altro genere di storia, in mostra ogni giorno fino al 30 dicembre da Spazio Rizzato a Marano Vicentino.

La settimana scorsa vi ho parlato di Elisabetta Roncoroni, ora conosciamo insieme Joseph Rossi in questa intervista.

Tutti pronti?

 

Joseph Rossi: Lato B ed essenza

1.
Alice Traforti: Sei un artista poliedrico. Qui in mostra vediamo scritte al neon e pannelli metallici, ma hai lavorato anche con video-frame, fotografia, sculture di tutti i materiali.
Come avviene la scelta della tecnica con cui poi vai ad esprimere un concetto?

Joseph Rossi: La tecnica è il mezzo attraverso cui l’idea si realizza.
È il linguaggio grazie al quale la comunicazione diventa possibile, permettendo la condivisione dell’idea.
Messaggi diversi mi inducono a considerare tecniche espressive diverse.
La tecnica è indissolubilmente legata all’idea che voglio esprimere.

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2.
AT: In molte tue opere troviamo la presenza di parole significanti, ma anche di lettere come segni, come una specie di lettura di simboli essenziali.
Spesso c’è dell’ironia che accompagna queste lettere, quasi fossero spunti di riflessione, messaggi da decodificare attraverso un proprio vocabolario interiore che attinge da uno più universalmente riconosciuto.
Qual è il trait d’union?

JR: È la ricerca dell’essenza il denominatore comune a molti miei lavori.

Lavoro sul simbolo, nel senso più ampio del termine, perché trovo che tutto sia simbolo di qualcos’altro.
Ci sono simboli oramai decodificati e, proprio per questo, privi della loro forza evocativa.
Il simbolo non ha valore informativo quanto piuttosto evocativo.

È proprio del simbolo apparire criptico, a volte difficilmente interpretabile, altre impenetrabile, appunto perché è esso l’anello di congiunzione tra il mondo sensibile e quello sovrasensibile.
“Al di là del reale c’è il meglio”.
Si presenta come linguaggio iniziatico e a poco serve la razionalità poiché è proprio questa a limitarne la comprensione.

A volte al simbolo preferisco l’allegoria perché questa, invece, richiede una razionalizzazione per essere interpretata, perciò di più comune accesso.

Simbolo e allegoria vengono rappresentati attraverso alcune delle infinite possibilità espressive.
Qui i materiali, i colori o la luce entrano in gioco con la loro forza espressiva rendendo curiosi, seduttivi, esteticamente gradevoli o desiderabili i pezzi realizzati.
Questo, a volte, permette un reale avvicinamento tra opere e visitatori, nonostante la forza o la violenza celata nei messaggi che esse portano.

Affronto spesso tematiche forti per penetrare forme di autismo intellettuale molto diffuse.
Stempero e addolcisco tutto questo attraverso rappresentazioni a volte ironiche per renderle accessibili anche ad una interpretazione superficiale.

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3.
AT: In Lato B | un altro genere di storia presenti due installazioni di luce e colore.
In ciascuna di esse vengono raffigurate la vita e la morte insieme, in un ciclo continuo, dove però la morte rappresentata non è il naturale corso della vita, bensì un accadimento forzato.
Come sono nate queste riflessioni?

JR: L’uomo comune contempla il mondo in modo duale.

Vita e morte sono le due facce della stessa medaglia.
Una non esiste senza l’altra.
La nostra esistenza è lo spazio che separa le due.

“Supercelestial” è una raccolta di dittici (qui in mostra c’è B. Bhutto, ma la serie è molto articolata).
Il primo pezzo rappresenta la nascita, dove il colore è rappresentazione della scintilla divina che ha illuminato la straordinaria vita dei personaggi ritratti.
Vite brevi, degne di essere vissute.
Il secondo pannello rappresenta l’altro limite: la morte.
Si tratta quasi sempre di assassinii.
Una morte inflitta violentemente che, ponendo fine alla loro esistenza, li consacra al mito rendendoli immortali.
Gli eroi muoiono sempre giovani.

I pezzi della serie “neON neOFF” sono anch’essi delle lapidi commemorative poste a memoria delle troppe donne vittime della violenza.

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4.
AT: Con il Pantone di B. Bhutto si sovrappone un ulteriore livello di lettura che sfocia nella sfera politica e pubblica.
L’opera appartiene infatti a un ciclo dedicato a personalità leader dell’era contemporanea cui viene associato un linguaggio universalmente riconosciuto, quello del colore.
Stiamo sempre parlando di simboli e di essenziale?

JR: In questo caso è il colore stesso che diventa simbolo.
Dopo averne preso visione, la percezione dei colori sarà cambiata:
quando si guarderà un rosa non sarà più il colore di un fiore, ma sarà il rosa Bhutto e così per gli altri colori, il bianco sarà bianco Gandhi e così via.

5.
AT: Sei grafico di professione. Quanto influisce il tuo lavoro con la tua ricerca artistica?

JR: Non c’è distinzione. Una parte nutre l’altra, e viceversa.
Diverse sono le tematiche e le finalità, ma il processo creativo è comune.
A volte il mio lavoro artistico nasce come pensiero laterale, o censurato, nelle ricerche per il mio lavoro professionale.

6.
AT: Infine, hai qualche nuovo progetto che vuoi condividere con noi?

JR: Nel prossimo progetto avvicinerò un tema a me caro: l’infanzia.
L’infanzia vera, dei bambini, ma anche l’infanzia rubata.


Joseph Rossi_Portrait

Identikit dell’artista

Joseph Rossi, 1959 – Thiene (VI)

artista e grafico

One thought on “Joseph Rossi: Lato B e ricerca dell’essenza”

  1. Forte Alberto says:

    La ricerca delle vie che portano all’essenza e il sacrilegio del furto dell’infanzia due temi che ci prendono emotivamente quanto più ci avviciniamo al limite della vita e vediamo nei nipoti se sì hanno o nei bambini con cui lavoriamo,i nostri naturali successori Alberto Forte

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