Fabio Refosco tra gesto controllato e incontrollabile certezza

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Ecco il primo articolo del 2019, sempre all’insegna dell’arte contemporanea nel territorio vicentino!

Vi ricordate Fabio Refosco, artista di riferimento per la tappa vicentina di Suitcase Project allo Spazio Rizzato di Marano Vicentino?

Qui le info sul progetto: Suitcase Project: una mostra itinerante da Spazio Rizzato
e qui la cronaca della presentazione: Invito al viaggio: Suitcase Project va in scena da Spazio Rizzato

Ora ve lo presento attraverso la sua ricerca artistica e qualche domanda!


Fabio Refosco

Fabio Refosco (1968) vive e lavora a Trissino, in provincia di Vicenza.
Si forma da autodidatta qualche tempo dopo la maturità, iniziando un percorso graduale che lo porta a sperimentare diverse tecniche pittoriche e svariati materiali.

Matura così una certa consapevolezza dell’aspetto più pratico legato alla ricerca del fare arte, fino a trovare, a metà degli anni 2000, i medium prediletti nella carta e nell’inchiostro, sottesi a tutti i processi creativi del suo fare gestuale.

Lavora le materie prime con resine e componenti chimiche per ottenere la resa di volta in volta desiderata e manipola le stesse con il supporto di attrezzi non tradizionali, quali corde, lastre, anelli per bolle di sapone… sottoponendole a contaminazioni continue con altri materiali (cemento, acciaio specchiante, plexiglass) e strumenti (video, lightbox), in un mix equilibrato di causa, effetto e casualità.

Ritratto di Fabio Refosco


Intervista all’artista

1.
Alice Traforti: Caro Fabio, nel tuo studio è disponibile una vasta gamma, anche se quasi esclusivamente in bianco e nero, di segni lasciati da graffi, cordate, pressioni, soffi, schizzi di inchiostro su carte particolari che danno il via a un processo di genesi parzialmente incanalato verso determinate direzioni creative.
Come e quando sei passato da un fare figurativo a uno esplicitamente gestuale, anche se non del tutto casuale?

Fabio Refosco: Penso ci siano vari fattori che mi hanno portato a cambiare “direzione” dai primi lavori in cui usavo il colore puro creando le città sospese, campiture delimitate da contorni neri in una sorta di griglia geometrica con raffigurati castelli, città e costruzioni che però, nel corso degli anni, sono andate via via scomparendo, fino a sintetizzare sempre di più.

Avevo la necessità di trovare un mio linguaggio. Ho sempre cercato di lavorare con le mie sensazioni, scavando nel mio inconscio, e dopo un’accurata ricerca ho trovato nella carta come supporto un ottimo materiale.

La mia sensibilità è sempre in bilico tra “controllato” e “incontrollabile”, sperimento così equilibri sempre nuovi tra acqua (elemento vitale) e pigmento (materia).

2.
Alice Traforti: Questi diversi atti generativi danno origine a tante microrealtà, ciascuna con una propria precisa morfologia interna che tu, spesso, osservi da vicino con una lente di ingrandimento, tentando di individuare la formazione, in termini di causa ed effetto, di ciascun elemento compositivo, proiettandolo verso nuovi lidi immaginativi.
Che effetto fa guardare il mondo – uno qualsiasi dei tuoi microcosmi – dal punto di vista della creazione?

Fabio Refosco: Mi sento come un ricercatore che guarda un vetrino attraverso il microscopio, cogliendo anche il più piccolo segnale di vita.
Per esempio, srotolando i “tappeti” sento sempre nuove emozioni e, in questo magma nero, osservo embrioni di vita ed elementi biologici che si moltiplicano.

Nei frammenti, invece, lavoro su dei grandi fogli e, con l’aiuto di un piccolo vetro, cerco solo un piccolo particolare che poi ingrandisco di 100 volte e proietto su una parete.

L’azione della scelta è fondamentale perché è come creare un micro mondo e solo quello: il resto viene stracciato.

3.
Alice Traforti: Vuoi parlarci del progetto Horizon esposto per la mostra itinerante Suitcase Project – l’arte viaggia in valigia?

Fabio Refosco: Per questo progetto ho voluto portare la serie Horizon, delle piccole opere su carta con l’incontro tra il pigmento, l’acqua e la resina. Ho dato vita a questi orizzonti che mi ricordano molto i paesaggi della Pianura Padana, piccoli segmenti della linea di confine tra terra e cielo.

Racconto di un viaggio, il viaggio che faccio da passeggero, in auto, dopo un grave incidente. Sono costretto a lunghi viaggi tra un ospedale e l’altro, e osservo il paesaggio che corre ai bordi dell’autostrada, i campi, gli alberi, la nebbia, il cielo. È un lavoro poetico, con piccoli messaggi scelti che ti costringono a fermarti ed entrare nel “piccolo” per immaginare il “grande”.

Fabio Refosco: Horizon, 2011

Horizon, 2011

4.
Alice Traforti: Infine, “dove ti porterà questo viaggio”?

Fabio Refosco: Il viaggio per ora mi porterà in giro per l’Italia con altre 7 tappe della mostra. Il bagaglio che mi porto è sicuramente più ricco, soprattutto grazie ai compagni di viaggio che ho avuto finora.

È stato molto stimolante lavorare allo Spazio Rizzato, con Gabriele Cavedon e Alice Traforti abbiamo trovato insieme una sinergia che ha dato vita non a una mostra statica, ma a una straordinaria esperienza.

Fabio Refosco nello studio – Tappeto, 2013


La prossima tappa di Suitcase Project sarà questo sabato 19 gennaio alle 18.00 in quel di Venezia!

Qui tutte le info: evento Facebook

One thought on “Fabio Refosco tra gesto controllato e incontrollabile certezza”

  1. emanuela de franceschi says:

    bella intervista ad un artista che sta facendo una ricerca davvero interessante e realizza lavori sorprendenti|

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